venerdì, settembre 04, 2009

Le radici dell'omofobia : analisi di Sofri su Repubblica

Più che incazzata, sono molto triste.


Le radici dell'omofobia

(di Adriano Sofri)

Un mio amico gay (sapete la frase: "Non ho niente contro l'omosessualità, ho anche un amico gay") mi dice che non sa bene che cosa voglia dire questa recrudescenza di odio e violenze omofobe, e nemmeno quanto sia reale.

Può darsi, dice, che la differenza principale stia nella reazione: oggi non siamo più disposti a passarle sotto silenzio e a lasciarle impunite. La violenza omofoba non si è mai fermata. Può darsi, dice, che l'incattivimento generale del nostro tempo la irriti di più: dopotutto, gli omosessuali sono da sempre lì a fare da bersaglio, loro e gli altri diversi per eccellenza, votati a far da capri espiatori, ebrei, zingari. Roma poi, dice, è la magnifica città d'elezione delle discriminazioni e dei razzismi. I fascistelli (grazioso diminutivo, quasi vezzeggiativo, come Svastichella) si trovano il piatto servito al giorno d'oggi: c'è la Gay Street, si va a tirare un paio di bombe, poi quando ti inseguono si tira fuori una pistola (una pistola intera, non una pistolella) e si torna al calduccio del proprio covo. Il mio amico vive in una grande città del centro in cui l'ultima aggressione a gay, peraltro fortuita, risale, dice, a due anni fa. Poi si scusa di dover chiudere la telefonata: sta uscendo per andare a una manifestazione contro la violenza omofoba.

Non mi accontenta la sua opinione, dubbiosa del resto. Non che sia un'opinione ottimista, al contrario. Vuol dire che l'odio contro i gay non ha mai conosciuto tregua, e non ne conoscerà per molto tempo ancora. Non mi convince l'idea della continuità. Mi pare che tutti i fenomeni del peggiore arcaismo e patriarcalismo, a cominciare dagli ammazzamenti di donne, abbiano un carattere modernissimo, siano insieme avanzi di passato e sintomi del mondo nuovo. Il futuro ha un cuore antico, diceva un bel titolo di Carlo Levi (che lo trovava uguale a se stesso, quel cuore, in Lucania o in Unione Sovietica). Si può anche paventare un futuro che non abbia più un cuore, ma ce l'abbia decrepito. Gli assalti premeditati ai luoghi conviviali gay, o la coltellata improvvisata a un angolo di strada - secondata o ignorata dalla viltà degli astanti - sono fortunosamente coincisi con la decisione di "gridare al mondo" - ha scritto così D'Avanzo - che "il direttore del giornale della Conferenza episcopale è un frocio!". Coincidenza che complica già le cose.


E a complicarle ulteriormente sta l'intreccio fra la posizione assunta dalla Chiesa in questo frangente, la posizione ufficiale e tradizionale della Chiesa sull'omosessualità, e lo speciale riparo di fatto offerto dalla Chiesa all'omosessualità (e, altra questione, alla cosiddetta pedofilia). Non è facilissimo tenere assieme il rigoroso e sdegnato ripudio dell'invadenza nella vita privata delle persone e la condanna delle loro private vocazioni sessuali. Le oscillazioni di questi giorni (ancora lievi, peraltro) nell'atteggiamento della gerarchia cattolica, spiegate acutamente dagli esperti con le diverse linee politiche concorrenti, sono anche in qualche misura legate a quella contraddizione. (Bisognava alla Chiesa esser prudente, ammoniva Messori ieri sul Corriere, e destinare il sospettato di gusti diversi ad altri incarichi). La stessa giudiziosa (a volte troppo) distinzione che la Chiesa ribadisce tra peccato e peccatore, non basta a trovare un equilibrio: oscillando a sua volta fra un'estrema indulgenza (credi forte, e pecca pure più forte ancora, magari a pagamento) e una colpevolizzazione devastante.

Alfredo Ormando venne dalla Sicilia in piazza San Pietro per darsi fuoco il 22 gennaio 1998. Un "atto inconsulto": come no. Lo aveva scritto lui stesso, qualche giorno prima, a Natale. "Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l'ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo". Un atto "innaturale", per definizione: che a lui sembrò il più naturale degli atti: "Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l'omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l'omosessualità è sua figlia".

Questione complicata, e insieme semplice fino all'imbarazzo. "Noi eterosessuali" dobbiamo pur pensarne qualcosa. Se non altro, per decidere se stiamo o no uscendo anche noi per andare a manifestare. Una volta, quando eravamo di sinistra e c'era la sinistra (di sinistra siamo ancora, molti di noi, la sinistra però non c'è più, o quasi), ci dicevamo che virilismo e omofobia sono connotati decisivi dei fascismi - magari per mascherare o rimuovere un'omofilia temuta - e dunque battersi per i diritti di gay e lesbiche era un capitolo del dovere antifascista. Oggi la correttezza politica dà così per ovvia la tolleranza nei confronti delle diverse predilezioni sessuali che la questione è pressoché accantonata. Le aggressioni contro i gay si moltiplicano, i gay rispondono, le autorità, per lo più maschie, hanno il gay village e la gay street cui far visita con le telecamere. E così via. A ciascuno il suo.

Agli eterosessuali maschi la loro normalità, spinta ogni tanto all'eccesso colposo di legittima difesa consistente nell'ammazzare moglie e figli, ex fidanzata o prostituta ignota dell'est, e poi tentare, quasi sempre fallendo, il suicidio. Sono dell'altroieri i dati aggiornati sugli omicidi in Italia. Quelli in famiglia hanno il primo posto e superano nettamente gli ammazzamenti di mafia: quanto alle vittime, sono per il 70 per cento donne. Fine della digressione sulla normalità eterosessuale. Torniamo alla violenza omofoba e alla sua eventuale modernità.

Sono persuaso che al fondo della questione dell'immigrazione straniera stia il fantasma della sessualità, lo spettro che si aggira per l'Europa e, più inaspettato e improvviso, in Italia. Evocato, del resto, dalla repellente ingenuità razzista, così facile a tradirsi. Frasi come "vengono a portarci via il lavoro" sono già meno frequenti di quelle: "Vengono a violentarci le donne". Non è vero che ci portino via il lavoro, come spiega la Banca d'Italia, né che ci portino via le donne, come spiegano le statistiche criminali. Gli italiani furono giustamente commossi e sdegnati dall'orribile violenza omicida di Tor di Quinto. Non hanno tratto abbastanza dalla lezione della strage netturbina di Erba. Gli immigrati arrivano alle nostre spiagge, provvisoriamente esanimi, come le avanguardie di un mondo povero e spaventosamente giovane e prolifico. Sono lo specchio rovesciato della nostra senescenza e della nostra demografia azzerata. Un tempo l'omosessualità era dannata come un peccato contro la specie e l'imperativo della riproduzione. Oggi non si può più trattare del "disordine sessuale" come di un attentato alla natalità, non esplicitamente. Ma sentirlo come un tradimento della famosa identità, l'indizio più scoperto della resa effeminata dell'invaso all'invasore, una quinta colonna del mondo povero e giovane e famelico che preme per cancellare i confini, questo può succedere, succede. Come sempre i razzisti, consapevoli o no - come i nazisti, che facevano di nascosto lo sporco lavoro aspettandosi il riconoscimento dell'umanità a venire - i fascistelli che aggrediscono un ragazzo gay stanno difendendo la nostra identità. Il nostro onore. Ci stanno difendendo, Dio ci aiuti.

lunedì, luglio 20, 2009

io e i posti

i posti ed io

venerdì, luglio 17, 2009

andando per mari e monti



































discese ardite
e
risalite

giovedì, giugno 25, 2009

bicchiere vuoto


Circa un anno fa, giorno più, giorno meno, ho iniziato a bere dal calice.
Tanti ingredienti nel cocktail:

speranza disperata

dolore smisurato

senso di abbandono

assenza

disincanto

pietà

rancore


e la lingua, man mano si abituava ad ogni nuovo gusto depositato a stratti nel bicchiere.
Uno per volta, li andavo assaggiando.

Per ultimo un bel pò di indifferenza.


Un pò amaro ma un bel gusto.


Mi ha fatto buttare via il bicchiere.


Circa un anno fa, non mi chiedevo nemmeno cosa fosse, per me, la felicità.

Ora, senza bicchieri in mano so che, per me, la felicità è questo primo Consiglio Comunale e la chiacchierata finale, in piazza, con le vecchie comuniste che si mangiano i bambini, che mi chiedono, in bresciano doc ,se gliene abbiamo cantate.

E' la cena d'addio con le colleghe.

Una doccia senza consumare tutta quell'acqua che consumavo.


La felicità, forse, è l'aereo sul quale tenterò di salire sabato.

E' fare il viaggio da sola se mi capiterà, come sembra che mi capiterà, e sapere che me la saprò cavare.

Dove il cielo va a finire.

Ma non finisce mica


E' poter decidere cosa e come e, principalmente, con chi, senza grandi problemi o sensi di colpa.


E' fare,partecipare, esserci.


E forse è la mancanza di infelicità, come quella storia della speranza che, se non ce l'hai non muori disperata.


La sbornia è passata ed io torno, finalmente, a casa.


Il bicchiere l'ho bevuto tutto, anche la parte più amara.

Come una medicina.


Ubriaca e guarita, credo che dormirò per tutto il volo e così non soffrirò il non poter fumare.

Ogni cosa ha il suo lato buono.


Anche un calice di veleno.




venerdì, giugno 19, 2009

Io c'ero !

Cercatemi che mi trovate...



C'erano anche loro.

E Paola Concia che chiede scusa.

E tanti altri e tante altre ancora...



LIBERE TUTTE
LIBERI TUTTI

ciao...

lunedì, giugno 08, 2009

dovevo essere assessore



e invece sono Consigliere dell'Opposizione !


E ieri sembrava tutto senza speranze.
Fra le europee e le provinciali, eravamo distaccati da circa 1000 voti.
Un abisso.
Fra tutti gli altri e quei pochi che eravamo.
Oggi alle 16:00 tutti e tutte li, pronti e pronte al disastro.
Ho visto cose che non vedevo più da tanto tempo.
Sarà il paese piccolo, sarà la netta distinzione fra quelli di destra e quelli di sinistra, le famiglie comuniste di antica tradizione...
non so, ma era tutto magico.
E la magia, se si vuole, la si trova anche nelle piccole cose dimenticate.
La gente che arrivava per un abbraccio, la coppia di vecchietti per chiederci

" come sta andando al Comune? C'è ancora la Sindaca? "

Ma anche quelli dell'altra parte.
Più eleganti, nelle loroT-shirt tutte uguali, nelle loro camicie e nei loro taillerini.
Tutti a sostenere i propri candidati.
L'85% dei votanti ha votato e questo vuol dire molto e questo vuol dire tanto.
E piano piano, il distacco è diventato sempre più piccolo, quasi da stampare la paura nei volti degli altri.
Da 1000 voti siamo passati ai 160 che ci sono mancati.

Soltanto.

Non ci hanno sbaragliati.
Non è stato quel disastro che si vede in giro.

Tutto merito di una donna, sindaca perfetta.
Quando lei è entrata è scattato un applauso sincero da tutte e due le coalizioni e non finiva mai, lungo lungo, quasi catartico.
E si vedeva dalle facce che erano si, felici per esserci riusciti in un'impresa ( abbastanza facile di questi tempi) di togliere il Comune alla sinistra, dopo 35 anni che non accadeva, ma dispiaciuti, perchè lei non meritava di perdere.

Strane le spirali del cuore.

Il primo dei candidati ad essere Consigliere all'opposizione è un ragazzo che ha avuto 70 preferenze e che è molto conosciuto e rispettato in paese.

La seconda sapete chi è?

Io !

Con 52 preferenze.
E quando ci penso mi commuovo.
Se io mettessi 52 persone in una stanza riempirei un ristorante.
E direi a tutte quelle persone un semplice e sentito
" grazie"
Mi tocca vivere all'opposizione a me, lo so.
Mi tocca essere quella " contro".

Così è scritto nei segni.

Perchè io non ho una famiglia numerosa alle spalle e nemmeno sono nata qui, come il ragazzo che mi segue con 32 preferenze.
E non sono nemmeno tanto allineata alla solita informe ultima e forse futura massa.
Sono quelle cose che accadano e tu pensi che sia per caso.

Per questo sono andata a festeggiare.

Al ristorante giapponese con mio figlio e abbiamo tanto discusso su chi doveva offrire.
Ha offerto lui perchè, in fondo, questa vittoria è anche una sconfitta e lui mi doveva consolare mentre io festeggiavo.
E però mi sono fatta un sacco di domande.

Che Paese è, se, circa 700 persone fra leghisti e Berluscones e Casini lafamighia, votano, rinnegando i propri partiti, per una sindaca di sinistra?

Quindi, il buon governo, alla fine, paga?

La limpidezza, la trasparenza, la chiarezza, la presenza costante, il parlare con la gente in modo semplice.
Paga ?
O paga solo quel resto che vedo in giro e non mi piace?

Che paese è quello in cui quelli dell'opposizione ci dicono che, se solo lei non fosse di sinistra, l'avrebbero votata?

Tanto brava e capace è stata.

Che paese è quando sappiamo che le 50 e passa schede bianche più quelle 20annullate erano un messaggio cifrato da parte del compagno di rifondazione
( che non ci ha nemmeno appoggiati) che voleva essere lui il candidato sindaco e che le ha fatto una brutta guerra?
Invitando tutti a non andare a votare o a votare scheda bianca o annullarle.

Lei ( la santa) è del PD ma poco convinta come tante e tanti e però, quella è e quella rimane.

Suo zio, un attivista di Sinistra e Libertà, mezzo pazzo ma combattivo tanto, ieri mi diceva di avere nel baule della macchina tre bandiere:

quella con falce e martello,

quella con l'arcobaleno e
quest'ultima di Sinistra eLibertà.

" I vecchi si confondono!!! Lo vogliono capire o no? Che la gente siconfonde !!! Ma quando la smettono di farci tribulare? "

Tutti quelli che le eravamo intorno " guardavamo" a sinistra ma la sinistra ci
sembrava proprio lontana.
E' che abbiamo una parte sinistra del cuore che batte più forte.

E adesso mi tocca l'opposizione.
Entro in politica dalla finestra, visto chela porta si è chiusa lasciando uno spiraglio.
E le ho anche detto e non solo per consolarla:
" Fra cinque anni, vedrai. Tutto torna normale"
Io non lo so perchè, però ci credo.



venerdì, giugno 05, 2009

La cassetta degli attrezzi del diavolo


Racconta del diavolo, che un bel giorno,decide di mettere in vendita suoi attrezzi.
C’è la daga dell’invidia, ci sono le armi della lussuria, della violenza, dell’odio, della gelosia.
Ognuna col suo prezzo.
In un angolo c’è poi un piccolo cuneo, che costa da solo più di tutti gli altri.
"E quello cos’è? "
"Quello è il cuneo dello sconforto"- risponde il diavolo.
"Perché costa così caro? "
Perché basta mettere quello nella mente di una persona e tutte gli altri at
trezzi del diavolo arriveranno
e
AL DIAVOLO LO SCONFORTO !

venerdì, maggio 22, 2009

Quando torno a casa



Stanca.

Dieci notizie, cento pensieri, mille speranze.E sto leggendo Citizen Gay di Lingiardi sui diritti negati e salute mentale e, mentre leggo,mi dico che lo sapevo già, lo sapevo già, lo sapevo già...prima di trovare tutto scritto.
Eppure lui è uno psichiatra famoso, professore universitario ed io sono nessuno.
Eppure io lo sapevo. Io lo sapevo già.





























E che ho quasi condotto per mano i genitori ad organizzare una festa indiana.La comunità sik, prima così restia a partecipare" eccerto " ho detto alle mamme, " vi immaginate voi, in un paese straniero a dover fare i pizzaiuoli e ballare la tarantella? "che poi,, forse mossi da pietà per noi, sono arrivati, piano piano, alla spicciolata, come se ci fosse stato un passa parola.

Tutti vestiti con quei vestiti splendidi che hanno, così fieri ed orgogliosi che mi hanno fatto venire l'invidia per quel loro modo di non abbassare mai lo sguardo.
Per quella fierezza che hanno e che portano in giro coi loro vestiti.
Ci hanno fatto questo bel regalo.
E' così che l'abbiamo vissuto il loro gesto.

Come un regalo.

Non bisogna mai abbassare lo sguardo, bisogna portare sempre i nostri bei vestiti sgargianti.
E che sentano come un regalo la nostra presenza nel mondo.
E così i paesani qui hanno dovuto prendere i libri in mano e ,attraverso il loro desiderio di far qualcosa per i loro bimbi, hanno imparato l'esistenza del mandala e della dea Kalì,delle feste della luce di quella degli aquiloni e dell'esistenza e di quello che significano tutta quella varietà di spezie.
Hanno anche preso lezioni dalla ragazza indiana meno timida e hanno anche ballato mentre i bambini e le bambine sciommiottavano il loro ballo.
E le ragazze che prima non volevano, alla fine hanno ballato con loro.
Bisogna ballare insieme, bisogna imparare i passi e avere il coraggio di buttarsi nelle danze.




Anche un elefante finto hanno fatto e il sik che prima non voleva, poi, vedendo tutti quei papà vestiti da ghandi, si è messo il suo bell'abito bianco e il suo bel turbante e ci è salito.
Chissà quanto ha riso delle pretese dei paesani...
Bisogna salire sull'elefante finto ma anche su quello vero.
Bisogna salire sull'elefante.
Che poi i genitori mi hanno proposto di usarlo per la mia campagna elettorale.


" Portiamolo in giro per il paese con su scritto VOTA ROSI.
Scherzavano ma potrebbe anche essere una bella trovata.
E oggi una mamma che non conosco mi ha detto che possono dire quel che vogliono sul mio conto ma lei mi vota.
E' l'elefante finto, ecco cos'è, è salire sull'elefante, ecco cos'è, mentre mi domando cosa mai diranno sul mio conto?
E domani si ricomincia.

Dieci notizie, cento pensieri, mille illusioni.


Buonanotte















lunedì, maggio 04, 2009

tanti auguri !

Ebbene si ! L'ho fatto. Il compleanno.
Sono successe tante cose dall'ultimo post e tante altre succederanno.
Al gazebo per la presentazione della lista mi sono emozionata nel vederli
arrivare, piano piano, con le loro bici, quei vecchi comunisti.
C'è ancora chi, quando il partito chiama, ha il coraggio di venire in piazza
con dignità a firmare, e ad assumersi delle responsabilità.
Sono in lista. Ho fatto tutto quello che andava fatto.
Ho detto tutto quello che andava detto.
E lei mi ha risposto che " non gliene può fregare di meno."
Anzi...mi ha detto anche qualche altra cosa.
Io credo che le persone siano pronte e che siamo noi, che a volte,ancora non lo siamo.

...perchè ho dovuto spiegare, perchè mi è sembrato giusto ma mi sembrava giusto anche non spiegare e così ho spiegato...
che è ben diverso di " confessare"

Almeno a chi mi aveva scelto come probabile futuro assessore forse era un piccolo dovere, visto che in campagna elettorale non si risparmiano i colpi bassi.
Assessore è una parola con troppe ESSE. Troppe per una come me, che ne ha già una che le appesantisce il nome.
Chiamatemi Rrò, che quella esse o va detta bene o è meglio mangiarsela con l'insalata verde di contorno.
Anche se io la preferivo con le patatine fritte.
E ho distribuito il materiale davanti alla chiesa. Uscivano dalla messa.
E così ho capito che, di domenica, ci sono ben due di messe, una dietro l'altra e mi sono chiesta " perchè mai?"
E molti hanno riso di me e del fatto che.
Io? Davanti alla chiesa?
Anche i genitori erano sorpresi.
Vuol dire che mi conoscono.
Tutto questo la domenica.
Sabato è toccato a " loro" con il loro bel gazebo pieno di palloncini e le caramelle da offrire ai bambini per attirare i genitori.
Tutti i maschi rigorosamente in vestito e cravatta e le donne sembravano delle manager in carriera.
E noi sgaruppati che abbiamo dovuto fare anche la colletta, giovani di 20 anni e signore un pò strane, consigliere in bicicletta.
Un genitore con la coda di cavallo e un'altra che fa parte dell'oratorio.
Che strana mescolanza.
Meglio di loro però, che si sono messi insieme Lega UDC e PDL, come una combricola, chi c'è c'è e andò cojo cojo.
Abbiamo comprato dei garofani rossi e li abbiamo sistemati sul tavolo.
E che gente la gente che arrivava per firmare. Bella, bella gente.
A firmare per noi, gente senza vestiti con cravate e tailleur del caso.
Venerdì compleanno a camminare e a fare un picnic come tante altre persone.
In un campo senza campo che così ho ricevuto tutti gli auguri insieme, appena ho ritrovato il campo.
E' stato così allegro come momento.
L'altra amica, candidata alle europee, sembrava un ragazzino cinese, coi suoi pantaloncini corti e il cappellino su quella bella testa, quel bel cervello.
Lombardia/Piemonte/Liguria e Val d'Aosta, insieme alla Hack, se non avete nessuno da votare, vi do il suo nome. Almeno qualcuna c'è.
E camminavano insieme in discesa, con i nostri zainetti e le nostre opinioni.
" datevi un tono su! che siete candidate..."
E quanto ridere.
E festa il sabato ma anche la domenica.
Sempre così i miei compleanni.

Lunghi da passare.
Sono la tartaruga fra gli animali ma non perchè vado lenta.
Assolutamente.
E' perchè somiglio proprio, anche dalla corazza.
Fotografatemi, che ho bisogno di un bel fermo immagine.



martedì, aprile 14, 2009

Pasqua e Pasquetta






















E per Pasqua ho deciso di far trovare a mio fratello una bella sorpresa. In quella sua testa da uovo sodo che fai fatica a trovare il tuorlo.
Mi sono messa in macchina con mio figlio e sono andata.
Ci siamo portati senza nemmeno perderci.
Sorpresa.

Quei 70 chilometri che ci dividono stanno su una strada dritta dritta. La strada degli alberi.
Quella che, ogni volta che la faccio, ricordo ogni lacrima e ogni risata. Ogni lunga o breve telefonata e ogni infinito discorso sul suo mal di vivere, sul vivere in genere,sui suoi infiniti perché e sui miei supponenti percome.
Che l’ho anche chiamata l’ultima volta che ho fatto quella strada.
La risposta la solita:
l’indifferenza.
Che mi fa male si ma, a caval donato non si guarda in bocca.
Forse è quello che sa dare,ma mia cognata mi ha preparato le lasagne e mio fratello mi ha cambiato la lampadina fulminata del fanale sinistro.
E però forse ci sarà quel tempo in cui metteremo insieme quei passi che facciamo e, magari ci balliamo un valzer sopra.
Servirà almeno ad un ballo questi passi che impariamo?
Aspetta e spera.
Dopo tre anni di silenzi sono andata a trovare mio fratello. Eppure non sta lontano e la strada è dritta dritta,ma i chilometri, anche se pochi, a volte sembrano anni luce.

E ci sono passata davanti a casa sua mille volte e non mi sono mai fermata, nemmeno per un caffè.
Eravamo, semplicemente, distanti.
L’unica persona fra le mie persone importanti alla quale ancora non l’ho detto.
“ se vengo vi disturbo? “
“ vieni sorella, vieni, che ho voglia di vederti “
Tre anni fa sono tornata con una bici nel bagagliaio e tanta rabbia dentro.
Era la macchina verde e mi ricordo che la bici non entrava ma lui l’ha fatta entrare ed io quasi non riuscivo a guidare ma lui mi ha mollata nella notte e c’era pure un temporale, orgoglioso, perché sapeva che sarei riuscita a portarmi a casa, insieme alla bici.


La strada dritta degli alberi, quella notte, l’ho fatta scoraggiata per essere così tanto sola e delusa con lui perché era, ormai, il marito di mia cognata e non più mio fratello.
La coraggiosa, la tosta. Macchè…sono solo parole e punti di vista.
Per lui sono sempre stata “ la comunista” e la lite politica pasquale non è mancata. Che per lui Berlusconi è Dio ed io non riesco a sopportare questo semplice fatto.

Fa tanto famiglia litigare per politica, principalmente a Pasqua se l’hai fatta con i tuoi. Ma mia cognata è arrivata in corner con le lasagne e, appena ha detto

“ BASTA”

abbiamo smesso. E chi si è visto si è visto.
Strano vedere in mio nipote vaghe somiglianze con mio figlio il grande e con mio fratello quello che è morto giovane.
C’è quello stesso modo di sorridere o di prendere il bicchiere in mano che unisce chi c’era a chi c’è.
E non si sono mai frequentati e non si sono mai visti.
Eredità per le quali non litigheremo ( spero) io e mio fratello mentre stiamo li, con i nostri tesori in mano mentre ci ricordiamo com’era, com’eravamo, come sono e come siamo.
Anche questa volta ho portato a casa una bici. Un’altra.
Che quella vecchia è bella che andata.
Si pedala qui a casa.




Quell’uomo li, ormai adulto,con la barba grigia e i pochi capelli è sempre quel fratello che mi picchiava ma le prendeva, per strada o sulle scale prima del terrazzo dove giocavamo con i sacchetti di sabbia fatti dalla mamma. Guardate la foto. E' la mia casa, com'era e com'è.

Quasi uguale.
E mi ha chiamata come mi chiamava e mi sono commossa nel sentire quel modo in cui nessun altro, ormai, mi chiama:
“Rosely”
E oggi Pasquetta.
Che le ragazze ( sempre attente) , si sono ricordate ma io dovevo mettere a posto lo stanzino ed invece ho preparato una pasta col pesto e sono andata alla scampagnata.

Belle le ragazze. Mi insegnano ogni volta, ancora, che vale di più la sostanza che l’apparenza.
Tenere le ragazze.Sanno abbracciare.

Siamo finite a giocare a Wii o qualcosa del genere in una casa accogliente. Bowling e tennis e a mangiarci i resti del picnic.
E quanto abbiamo camminato. Se solo mi fossi ricordata delle racchette che mi ha regalato quando camminavamo sugli stessi sentieri…
Che poi ho anche detto a Cinzia, che comincia a notarmi e non mi sento più trasparente:
“ Io ho voglia di cose semplici, come una fetta di pane o un bicchiere d’acqua dal rubinetto”
Perchè dopo aver tentato di costruire l’amore con i mattoni è arrivata la tempesta e quando ho usato le pagliuzze è arrivato il vento e quando ho usato le piume, una sopra l’altra, una sopra l’altra, come un nido che non soffoca, è arrivata la pioggia.
Ed è finito tutto nel tombino.
Non ripesco più niente,chessò un sorriso di quelli una tenera carezza un pensiero gentile, nemmeno con la canna da pesca che ho voglia di comprare e so che non comprerò.
Voglio un prefabbricato adesso che magari invito anche mio fratello e la sua famiglia a pranzo e preparerò le lasagne e litigheremo per la politica ed io penserò che glielo dico la prossima volta e lui, nel più bello della discussione, alzerà la voce per dirmi:
“ Ora basta Rosely ! Mangia le lasagne, che sono proprio buone”








giovedì, aprile 02, 2009

Ci sono novità !

Sapete che c’è?
Mi sento bella. Mi sento forte.
Si, sono un po’ ingrassata ma mi ci voleva e, adesso, dimagrisco un po’.
E che ci vuole? Basta smettere con il cioccolato.
Sapete che c’è?
Mi “ho” comprato un trolley arancione.
Alla faccia dei grigio perla o dei bordeaux, o, addirittura il nero che si addice di più a una signora e a quello che “ essa” deve per forza dimostrare:
di essere una signora.
Sapete che c’è?
Mi “ho” comprato una bellissima macchina fotografica.
Quattordicimegapixel. Hai voglia scattare !
E mio figlio la riempie di ditate, ed io nemmeno mi incazzo.
Le cose vanno consumate.

Sapete che c’è?
Mio figlio è un grande uomo anche se è soltanto un ragazzo.
Sapete che c’è?
La sindaca mi ha chiamata.
Mi vuole in lista e mi ha riservato un Assessorato.
Sapete che c’è?
Che è quello all’istruzione e alla cultura.
A me in persona personalmente medesima.
Con tutte le mie patacche. Con la mia bassa statura.
E anche se perdiamo, è già tanto.

Sapete che c’è?
Che a maggio compio 57 anni e che bella che sono con i capelli lavati, corti , sparati.
E me ne fotto, me ne fotto, me ne fotto.
Sarà una grande festa. Chè le amiche e gli amici non mi “hanno” mai
mancato
E sono tanti e tante. Qualcuno posso anche permettermi di perdere per strada.
Sapete che c’è?
Che mi guardo. Con questa vecchia tuta tutta ciancicata, con le ciabatte consumate e le calze bucate e mi diverto a pensare al mio Assessorato.
Prendo la macchina fotografica e mi scatto.
E mi dico:
“ Assessora…buongiorno , i miei omaggi.”
Sono foto colorate, chè quelle sbiadite le ho messe in una scatola bianca, comprata nell’angolo delle occasioni dell’Ikea.
E ci manca pure una fibbia. E’ tutta sgangherata.

Sapete che c’è?
Che ho finito il racconto che va inserito in una serie di altri racconti e me lo pubblicano e mi pagano pure.
Mondadori, mica ho detto un nome qualunque.
Troverete il libro negli scaffali delle librerie, mica lo vado a vendere porta a porta.
E, anche se sono storie lesbiche, voi le comprerete e anche le mie colleghe e anche tutta quella gente che conosco e che, forse, mi vuole conoscere meglio.

Sapete che c’è?
Che ora “ metto mano” al libro, al mio romanzo e mi deve avanzare del tempo per farlo.
Altrimenti lo procuro il tempo, perché c’è, c’è tempo.
Sapete che c’è?
Che sta per arrivare l’adsl. Tutto il tempo che perdo, morendo, sulle pagine che non si aprono, comprese le vostre, lo incanalo verso il libro e chi si è visto si è visto.
Sapete che c’è?
Che domani vado a fare il pap test e non mi troveranno niente, niente, niente.
Perché la salute è ottima, solo qualche solito acciacco.
E non è vecchiaia, è tempo che passa e che è passato.

Sapete che c’è?
Che ieri al corso si è parlato di fobie, del mare profondo, del significato della paura dei pesci, delle manie compulsive/ossessive, delle crisi di panico ed io mi sono sentita così fortunata di essere libera di fare di andare di tornare di soffrire bestemmiare maledire condannare ridere ridere ridere e scherzare e di non dover arrivare e tanto meno dimostrare di non essere quel che sono.
Io non ho nessuna mania. Io non ho paura del mare. E i pesci, a me, piacerebbe pescarli.
Sapete che c’è?
Che non mi manca niente, nemmeno l’amore, che, quando arriva arriva, come il Natale e, se non arriva, meno male meno male meno male.
Mica ho bisogno della first lady per fare l’Assessore.
Ho già una bella macchina fotografica per fotografare e un trolley arancione per partire e tornare.

giovedì, marzo 26, 2009

scusate l'essenza





Ma io, ormai, sono persa dietro i posti bellissimi e le prenotazioni da fare.

Io vado. Ehi...Io vado !

E volevo mostrarvi i posti, mentre ascolto un cd di Ivano Fossati e, proprio adesso, in questo preciso momento sta cantando una canzone che credevo non sarei mai più stata capace di ascoltare:


"C'è un tempo perfetto per fare silenzio...."
"C'è un giorno che ci siamo perduti come smarrire un anello in un prato..."

Però io ce la faccio ad ascoltare...
E' da tanto che non torno...



Chapada Diamantina " regiao de beleza e paz"

Io vado. Ehi...Io vado !


Sao Salvador de Bahia !


Io vado. Ehi...Io vado !

E' già tutto pensato . Ed è tutto da fare !



Cantiamo mentre facciamo o tentiamo di fare?

Dicono che c'è un tempo per seminare e uno che hai voglia ad aspettare

un tempo sognato che viene di notte e un altro di giorno teso come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto un tempo distante che è roba degli altri

un momento che era meglio partire e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio guardare il passaggio del sole d'estate

e saper raccontare ai nostri bambini quando è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti come smarrire un anello in un prato e c'era tutto un programma futuro che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura che prima o poi ci riprende perché

c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove e da un anno non torno

da mezz'ora sono qui arruffato dentro una sala d'aspetto di un tram che non viene

non essere gelosa di me della mia vita non essere gelosa di me non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo qualcosa di buono

che verrà un attimo fotografato, dipinto, segnato

e quello dopo perduto via senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato una stagione ribelle

l'istante in cui scocca l'unica freccia che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle

è un giorno che tutta la gente si tende la mano è il medesimo istante per tutti che sarà benedetto, io credo da molto lontano

è il tempo che è finalmente o quando ci si capisce

un tempo in cui mi vedrai accanto a te nuovamente

mano alla mano che buffi saremo se non ci avranno nemmeno avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare

io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare



martedì, marzo 10, 2009

eu vou


si SI si SI SIIIII si
SII siiiiiiii
SI! SI! SI! SI ! SI !
si si
SI SI si si si si SI SI
SI !

venerdì, marzo 06, 2009

La chiave è la pistola cromata


Che poi ho fatto un sogno che sembra un incubo ma è un bellissimo sogno.
Mio padre, in una casa diroccata, colpita da qualche bombardamento o da un terromoto, chissà? trasportava dei cadaveri.
Li portava fuori, fuori dalla casa.
Io e mia madre volevamo aiutarlo ma, quando ho visto che trasportava anche dei grossi topi morti credevo di non farcela.
E lui ci ha urlato:
" no, no, state ferme...ci vuole una pistola! E' pericoloso!"
E mia madre trova una scatola nera, piena piena di pistole e prova una , bella pesante,contro un muro, assumendo una posizione non adatta alla signora che era, e fa un buco enorme ed io mi spavento del possibile rinculo.
E poi la vedo.
Tutta cromata come la motocicletta del Lucio e la metto nella cinta e mi sento forte e ci mettiamo a trasportare fuori, cadaveri e topi.
La chiave del sogno sta nella pistola. Io lo so,mica ci devo andare dalla psicologa.
...e poi ho iniziato a pensare al disgelo e che, forse, è arrivata l'ora e, mi danno da leggere un libro che dobbiamo presentare di una poetessa giovane e già morta, tale Maria Mercè Marçal e guarda a volte i casi, il libro si chiama proprio " disgelo" e parla di contrabbando di luci e c'è una poesia bellissima ma non vi sto ad annoiare.
Vi copio solo un pezzo:
Tre anni di fare, disfare, rifare i passi
dell'una verso l'altra, spesso arrivando
allo stesso luogo ogni volta
-come girando alla cieca nel bosco
e d'un fiato seguire gli errori noti
per non sentirsi del tutto perduti.
Ogni volta nelo stesso gorgo risucchiate
e la matassa ingarbugliata nello stesso labirinto,
al tirare il filo che conduce all'uscita,
disfando il velo a notte chiusa che ordivano,
di giorno, volontà, ragione, tenerezza.
...e poi, a proposito di errori noti, ho cancellato un altro numero da tutte le rubriche, che errare è umano ma per perseverare ci vuole l'età adatta e anche la salute.
e poi ho letto due articoli e uno mi ha fatto quasi vomitare ,
mentre l'altro mi ha fatto sorridere e pensare.
...e poi ho litigato con tante persone ultimamente. Sono come fantasmi, assenti, che si lasciano fare tutto quello che quegli altri vogliono farci.La resilienza, non la dobbiamo dimenticare.
...e poi ho parlato in assemblea sindacale davanti a tanti e a tante e ho provato a minacciare fulmini e saette e qualcosa si è mossa, che, forse il risultato è stato tutto questo pomeriggio, convocata a mettere le toppe ad un troppo, a volte, ma molto spesso, dittatoriale modo di fare.
...e poi ho fatto una grossa spesa tutta di generi alimentari.
...e poi ho trovato qualche biglietto a buon prezzo e mi sa che questa volta, parto e vado.
...e poi mi sento leggera e ora mi faccio tante buone cose da mangiare.

giovedì, febbraio 26, 2009

Il drago e le paure del drago


Che poi io volevo raccontarvi della telefonata oggi, arrivata da casa, chè quando vedo sul display " casa Sicilia" mi si gela il sangue pensando a chissà quale disastro...e invece era mio figlio che mi chiedeva dove avevo messo il vestito di battesimo di suo padre, col quale avevo battezzato anche i miei figli.
Perchè sta nascendo un bambino in famiglia e le tradizioni sono tradizioni da seguire, e non ci sono scuse che tengano, anche se il possessore del vestito e il nonno del bambino che sta per nascere sono fratelli e si detestano di un atavico rancore nato dalle preferenze della madre verso il possessore del vestito che ce l'ha, mentre l'altro fratello no, anche se nato prima.
Il rancore dei primogeniti a volte fa stragi.
E mi sono catapultata in un passato che ho cancellato.
" Il vestito di battesimo di tuo padre??? Ma se si era impossessata la zia, sorella della nonna, per battezzare i suoi nipoti, che ne so io del vestito e di dove sia andato a finire? "
Mi sono ricordata i battesimi con i pranzi le bomboniere e tutto.
Non avevo sentito la chiamata perchè a scuola i genitori hanno preparato un carnevale cinese coi fiocchi, visto che stiamo parlando della Cina per ora coi bambini, che sanno tutto sulla muraglia cinese ma non sanno allacciarsi le scarpe.
E' che loro mi rispondono:
" Ma maestra...c'è lo strapp no?"
Ed hanno anche ragione.
Li avevamo preparati per far si che non avessero paura all'entrata del drago, e quando hanno chiesto cosa fossero gli spiriti maligni, io ho risposto :
" quelle cose che ci fanno paura"
Gli spiriti maligni sono le paure che abbiamo e il drago, invece di farci paura, ci protegge da tutte le paure.
E' che quando hanno visto tutti quei piedi sotto si sono rasserenati, anche se era un drago gigantesco.
Hanno intuito che il drago non poteva fare paura perchè era trasportato da persone che li volevano bene e che stavano facendo tutto quello per loro.
Erano come incantati davanti a quel drago così colorato che sembrava la Drag Queen dei draghi.
E allora mi sono messa a fare le mie metafore.
Sul drago e sulle paure che abbiamo del drago.
Se noi lo trasportiamo, tutte insieme il drago, chi la testa pesante, chi la coda leggera, il drago servirà a far scomparire le paure.
Quali sono le nostre paure?
La mia più grande è sempre stata quella della solitudine, che poi pensavo alla mia grande e protettiva vecchia famiglia, ( quella che mi cerca il vestito di battesimo mentre il drago attraversa il salone) alla quale sono rimasta attaccata per anni, proprio per questa paura, e alla mia nuova famiglia, fatta di un figlio, che divide con me tutte le nuove gioie e tutte le nuove paure e le tante amiche e le persone con le quali divido il mio impegno, quello di vita e quello politico.
Ero più sola quando litigavo per un vestito, che, chissà a chi toccava: a chi l'aveva riesumato o a quello per chi era stato fatto?
O sono più sola adesso?
Che non ho più quella grande famiglia?
E tutte le paure, quella di non farcela, quella della malattia abbandonata in una casa di cura, quella della vecchiaia solitaria e triste, se le porta via il drago.
Con tutti quei piedi che ci camminano sotto.
Che poi, sono i nostri piedi. Di quelle e di quelli che camminano e portano in giro il drago.
Che paure abbiamo?
E dove vanno tutti quei piedi sotto il drago?
Magari incontro alle paure.

domenica, febbraio 08, 2009

manca poco


ma manca veramente poco.
Ci sono i segnali ed io me ne accorgo.
Non chiamo più chiunque al mondo nei lunghi passaggi a livello, non mi fermo più nelle piazzuole per piangere di nascosto.
Manca poco.
Manca veramente poco.
Tutta quell'acqua infinita che ho rubato ai posti desertici, nella doccia, che la lasciavo scorrere come se potesse lavare ogni ricordo, non si consuma più tanta, qui in questa casa, ah Lombardia ricca di laghi fiumi e canali che mi ha permesso di fare certe docce.
Se avessi vissuto in Africa, sarebbe stato diverso.
Ed ogni cosa, ogni cosa come se fosse poca , adesso, sembra qualcosa.
Manca poco.
Ho tolto dal letto il cuscino dove appoggiavo il braccio,chè nemmeno fa più male.
Sarà stato il cortisone ma, intanto, mi è passato.
Passa, passa. Manca poco e poi passa.
Ancora c'è da superare alcune scene alla tv che mi ricordano, alcune frasi fortunate che non sono e non saranno le mie. Ancora cambio canale pur di non sentire ma, fra un pò, tutto tornerà normale ed ogni scena sarà una scena qualunque ed ogni frase, quella detta da altri e non pescate nei ricordi.
Manca poco, io lo so, me lo sento.
Il piumone, fra un pò, lo sostituisco con una coperta.E, quando meno me l'aspetto, arriva primavera.
Mancano altri quattro o cinque libri da leggere di corsa, manca un viaggio forse in Messico, a costruire forni, manca qualche nuova foto da mettere nell'album ed il desiderio di un frigo nuovo.
Altre cene dall'indiano,dei giri in moto,in canottiera,urlando di felicità nella città vuota ed accorgermene che sarà già passato un anno.
Manca poco, manca veramente poco.
Ho mangiato dei biscotti integrali, gnucchi, e non mi sono ricordata che.
Ho persino riascoltato De Andrè.
E' quello spazio che divide il prima dal dopo, è quell'attimo.
Che dura quel che deve durare ma che, poi, passa.
Se avessi un timer lo posizionerei in quel momento esatto.
Quando tutto ritorna ad essere quello che è sempre stato.
E non ho altri desideri,voglio solo che passi, che passi, che passi in fretta e di corsa.
E' come quando guardavo la rosa che insisteva a non staccarsi dal gambo mentre mia madre era morta.
Quel giorno che era sbocciata.
E' durata quel che doveva durare, poi, un giorno, si è staccata.
Era una rosa rossa.
A nanna adesso chè domani è una lunga giornata.
Oggi a fare il banchetto nella festa della Cgil, contro la crisi, per Eluana e per No Vat , che sabato si manifesta a Roma e per uno stato laico, che quando lo diventa è sempre tardi.
Domani è lunedì e c'è da sostituire a scuola , la colleghina mi aggiornerà sulle sue iponcondrie e, la pioggia, speriamo, non ci sarà,di sera, dopo un cinema, asciugare le lacrime a chi me le ha asciugate.
E' un fazzoletto che gira e che deve girare.
Martedì c'è da preparare la presentazione della scuola.
Riunioni, che non si vive d'altro, ultimamente.
Mercoledì la si presenta e poi arriva il giovedì con la radio e l'incontro al pianeta, incontri che facciamo sulle parole di un gruppo.
Questa volta tocca al " piacere"
E poi arriva il venerdì e forse si va ma è per sabato che decido se andare o rimanere.
Che dite? Vado? Ma anche se resto ci sarà da fare qualcos'altro.
E, nel frattempo, passa, senza che io me ne accorga.
Buonanotte.

domenica, febbraio 01, 2009

notizie dai fronti

Sarebbe bello ricordare, nella giornata della memoria, oltre alla Shoa, la persecuzione degli altri gruppi vittime della barbarie nazista.
Oggi non partono più i treni per Treblinka ma, nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.
Però, cerchiamo di fare qualcosa, altrimenti, chi regala loro un po’ di speranza ?

Se potete, andate a vedere Milk, forse si capisce qualcosa.



E’ un fronte.
E, a volte ci si domanda:
“ Chi me lo fa fare?”
Come mi stavo chiedendo io, stanca, prima di entrare al cinema quella sera.
Bisogna andare, bisogna dire, bisogna fare, anche se siamo stanche.

Qui a Brescia abbiamo manifestato contro il gruppo Lot ed il loro processo di guarigione nei nostri confronti, stregoni manipolatori che si approfittano della paura delle persone e giocano con i loro sentimenti, demonizzando quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una variabile naturale dell’identità e del comportamento umano.
E stiamo ancora qua, a protestare nelle piazze…
Un ragazzo è riuscito ad infiltrarsi



Non è sempre divertente. A volte, è stancante.
Forse non è un caso che la condomina PASSIONARIA ,con due esse di proposito, è quella che è stata scelta di più nel gioco dei condomini.
Mentre la Manu parte per l’Uganda a trascorrere le sue tre settimane di vacanze in un villaggio e noi qui, prepariamo medicine e abiti, lei è la presidente del Pianeta Viola, andrà anche a trovare dei gruppi lesbici in Africa, un po’ di speranza, suvvia, un po’ di speranza…
E Frederique è nel Chiapas a costruire forni perché le donne indigene possano cuocere il pane. La speranza, la speranza…
Noi qui in piazza, cene, radio, incontri…la speranza…e una vita piena.
Certo, a volte non è facile, a volte sto qui a fare i miei miseri conti anch’io e allora mi taglio i capelli e, come Sansone al contrario, riacquisto la forza.
Cortissimi questa volta.
Siamo andate alla Provincia a bussare alla porta,e siamo riuscite ad avere, oltre ad altri patrocini,anche il patrocinio della Provinicia di Brescia: 2 volte genitori, pubblicizzato anche nel sito della CGIL. Lo diamo qui a Brescia.
La speranza, la speranza….
Andate a vedere Milk, vale la pena e, forse, si capisce un po’.
Perché, se ognuno ed ognuna facesse la sua piccola o grande parte, forse, questo mondo sarebbe migliore.
Ho sempre la dolorosa ombra del mio fantasma nel castello ma non mi fermo sotto il piumone, Solo ogni tanto, solo ogni tanto, quando vado in astinenza di pianto.
Andiamo…..

mercoledì, gennaio 21, 2009

condomìni o condòmini



Scusate la latitanza ma sto organizzando una cena per sessanta donne, non una di meno non una di più per raccogliere fondi per il Pianeta,perchè non si vive solo di fondi schiena ed il pianeta è sempre un pianeta da salvare.

Quando organizziamo queste cene cerchiamo di riempire la serata di contenuti, visto che le donne arrivano da tutta l'Italia e non si conoscono fra loro. Si cerca, insomma, di fare qualcosa per farci parlare fra noi.

Ho vissuto anni accanto ad una donna che era un condominio. Che già, a luglio del 2007, ve lo raccontavo.

Oh...ma quanto tempo è che ci frequentiamo?

Dicevo, no,che conoscevo tutti i suoi condòmini.

L'asino che raglia, la zoccola del terzo piano, la moglie dell'asino...

Piano piano ho cercato e conosciuto i miei condòmini:

la vecchia supponente, la bambina matta, la lavandaia e il murattore in canottiera bianca, che non compariva sempre ma solo nei momenti di grande intimità.

Voi non lo vedrete mai, ecco !

Voi conoscete molto bene la vecchia e la bambina. La lavandaia la conoscono le mie colleghe, ma la perdonano.

Allora, visto che sono un'esperta, ho inventato questo gioco. Ci sono 18 tipologie di condòmini, ognuna ne deve scegliere 5 che, magari si somigliano agli abitanti del proprio condominio e poi, andiamo a vedere se ci sono affinità fra i sessanta condomini appesi alla parete.

Per esempio, la vecchia supponente non sopportava l'asino che raglia, la bambina se ne fotteva, però adorava la moglie dell'asino. La zoccola del terzo piano ed il muratore in canottiera andavano, invece, molto ma molto d'accordo.

Alcune delle 18 tipologie condominiale sono :

la vampira/ la maestrina/la crocerossina/ wonderwoman/ il guerriero/la suora laica/ la portinaia/ compare Turiddu/il gendarme....

Che abitanti girano nel vostro condominio?

Allora...notizie al volo.

Quando sono in periodi di difficoltà i miei angioletti si mettono a tintinnare i loro campanellini, si trovano e si ritrovano e mi vengono a trovare.

Ho ritrovato l'amico Sergio, come avete letto ma lui, mi ha portato Frederique, che non vedevo da 30 anni. Sta in Mexico, felice e contenta. Continua a fare l'architetto e a dedicarsi all'arte. E si è presa due giorni di malattia per leggere tutte le minchiate che ho scritto sull'web. Tutto ha letto.

Mi scrive in spagnolo mentre Sergio in portoghese e i miei neuroni, già così affaticati ,stanno andando in cortocirciuto.

Mio figlio il grande, quello che non vive con me, oggi compie 27 anni. L'altro ha la febbre.

Mi sono chiesta e mi sono anche risposta perchè mi vado sempre a mettere in situazioni di disequilibri, che poi, io soffro anche di vertigini.

E allora basta basta basta.

Anche se mi è rimasto l'ombrellino che usavo per camminare sul filo, preferisco usare la seggiolina che tanta compagnia mi ha fatto, nelle lunghe attese.

Che l'asino smettesse di ragliare, che arrivasse sua moglie e ci mettissimo a ridere ( ma quanto abbiamo riso insieme !) che il muratore trovasse la porta della zoccola aperta.

E allora si

che era

FESTA !

vado...vado di corsa...ma torno...torno e vi lascio la ricetta dei

CARCIOFI

lunedì, gennaio 05, 2009

i disastri della legna bagnata


Sono tornata !!!!
Ho fatto un lungo giro questa volta, nella nebbia, nella neve nel vento nella mia testa nelle argomentazioni nei letti e nei sorrisi.
E, col navigatore che mi ha regalato mio figlio, fra tutte queste cose mi perdo di meno.
Me l’ha regalato chiedendomi di non portarlo con noi quando siamo insieme perché non vuole che ci tolga la bellezza del perderci.
Nel mezzo della nebbia fitta pensavo alla mia vita, così ricca, così completa e al mio camino, che mi mancava tanto con tutto quel bianco intorno e a quelle volte in cui ho combattuto tutta la giornata con la legna bagnata.
La legna bagnata è una disgrazia.
Te la rifilano per buona anche quella che sta nello spazio senza tettoia nei giorni di pioggia e, quando la accendi , te ne accorgi che sarà dura la lotta.
E ti illudi, alla prima fiammella, di essere riuscita a domarla, prende fuoco ma, subito dopo si spegne e tu soffi e soffri e riempi la casa di cenere e poi metti un pò di carta ma peggiori la situazione e poi metti dei legnetti asciutti di sotto ed il fuoco prende, ma dura poco.
E vai con la diavolina, quella ecologica,che fatica di più ma ti senti a posto con la coscienza. Riprende a bruciare ma poi si spegne.
E tu soffi e soffri e soffi e soffri perchè, con tutto quel fumo, ti vengono le lacrime agli occhi e allora piangi tutto quello che ti eri dimenticata di piangere.
E perdi solo del prezioso tempo.
Ti illude la legna bagnata, travestita da legna asciutta e buona da ardere.
Ho girato tanto, con e per le donne, in quella parte del mio mondo che fa parte di tutto il mio mondo.
Sento spesso, fra le lesbiche, discorsi che ti fanno pensare ad una netta divisione fra mondo lesbico e mondo etero, laddove il mondo lesbico esce sempre perdente.
Pieno di insidie, di promiscuità, di cicli e ricicli e di raccolta molto poco differenziata.
E' una leggenda metropolitana.
O loro non frequentano il cosiddetto “mondo etero “ o sono convinte della veridicità di una leggenda.
Quando mi trovo con le amiche della collega giovane, tutte fra i trenta e trentacinque anni e sento i loro discorsi, mi si drizzano i capelli.
Che la Lara si è fatta il Sandrino ma solo perchè il Sandrino sta con la ex del Baldo dal quale il Baldo è ancora innamorato e quindi, per vendetta lei l'ha data al Sandrino ma che lei il Baldo lo detesta perchè è un poco di buono e per lui ha anche fatto un prestito e poi, dopo una settimana, mi comunica che si sono messi insieme di nuovo perchè lui ha promesso di cambiare . Questo per un migliaio di volte.
E la Elena che ha ripreso a frequentare il suo ex ma lui, con lei,non vuole una storia perchè, come si è visto, non sono compatibili, e si mettono a farsi coccole sul divano e per lei questo basta ed avanza perchè nemmeno lei è molto convinta sulla possibilità di una vita insieme, ma lui le racconta delle sue imprese amorose e lei soffre mentre non vorrebbe soffrire.
E Paola che mi comunica, mentre c'è tutto il gruppo di ragazze, senza che io le chieda nulla " a me mi piace il cazzo!"
E a me che me ne frega???
ma, il giorno dopo, trovandoci da sole, mi dice che gli uomini la deludono continuamente.
E Cristiana che si è lasciata col marito perchè lui le ha detto che non prova più attrazione per lei ma lui spesso torna a casa e una scopata se la fanno e lei si accontenta ma ci racconta, orgogliosa, di essere uscita una sera con un amico sposato che ha fatto un sacco di storie prima di saltarle addosso come una " femminuccia", tanto che lei gli ha detto:
" te lo faccio subito il pompino? "
E lo faaaaaa, perchè così, dice lei, lo tratta da oggetto come lui voleva fare con lei.E che lui poi piange perchè è la prima volta che tradisce la moglie e che è meglio che resti soltanto un pompino perchè quello non è tradire mentre una sana scopata si.
Cose così.
E Silvia che se la fa con il Fausto ma lui la cerca solo quando vuole un pò di sesso o sentirsi a casa mentre non la coinvolge mai nella sua vita e non ha nessun progetto di vita con lei e lei piangeee e piangeee e vive in continua crisi....
Tutte in analisi, fra l'altro.
Tanto che io, sconfortata, spesso consiglio loro di passare alle donne e loro mi rispondono:
" Magari! Magari Rosi,sentirci attratte dalle donne, però, nella vita non si sa mai..."
Secondo me, è, prima di tutto, un modo di vivere l'amore e le cose dell'amore al femminile e al maschile e poi c'è il problema della legna asciutta o bagnata.
Che se troviamo quella bella legna asciutta, che, appena le metti sotto la diavolina, la legna va e ti riscalda, onestamente, per tutto un giorno e una notte ma, anche per tutta la vita, se la sostituisci con altra legna asciutta, se mantieni il fuoco vivo.
Insomma, il fuoco che fa la legna asciutta prende subito e non ti delude. Basta che ti impegni a mantenerlo vivo.
Ma intestardirsi a bruciare la legna bagnata ti può dare l'illusione del fuoco, quella fiammella che si accende appena soffi o trovi qualsiasi artefizio per farla bruciare e che poi, inesorabilmente, si spegne. E tu cerchi di riaccenderla e, per un pò, ce la fai ma poi si spegne ed è una lotta continua, finchè non ti resta che qualche tizzone bruciacchiato e tanta, ma tanta cenere in tutta la casa e nei capelli.
No.
Nella nebbia e contro il vento,ho tanto ragionato sull'argomento e sono sicura che non si tratti di mondi diversi, che poi, per me, il mondo è tutto un mondo.
E’ questione di scegliere bene la legna.