venerdì, settembre 04, 2009
Le radici dell'omofobia : analisi di Sofri su Repubblica
Le radici dell'omofobia
(di Adriano Sofri)
Un mio amico gay (sapete la frase: "Non ho niente contro l'omosessualità, ho anche un amico gay") mi dice che non sa bene che cosa voglia dire questa recrudescenza di odio e violenze omofobe, e nemmeno quanto sia reale.
Può darsi, dice, che la differenza principale stia nella reazione: oggi non siamo più disposti a passarle sotto silenzio e a lasciarle impunite. La violenza omofoba non si è mai fermata. Può darsi, dice, che l'incattivimento generale del nostro tempo la irriti di più: dopotutto, gli omosessuali sono da sempre lì a fare da bersaglio, loro e gli altri diversi per eccellenza, votati a far da capri espiatori, ebrei, zingari. Roma poi, dice, è la magnifica città d'elezione delle discriminazioni e dei razzismi. I fascistelli (grazioso diminutivo, quasi vezzeggiativo, come Svastichella) si trovano il piatto servito al giorno d'oggi: c'è la Gay Street, si va a tirare un paio di bombe, poi quando ti inseguono si tira fuori una pistola (una pistola intera, non una pistolella) e si torna al calduccio del proprio covo. Il mio amico vive in una grande città del centro in cui l'ultima aggressione a gay, peraltro fortuita, risale, dice, a due anni fa. Poi si scusa di dover chiudere la telefonata: sta uscendo per andare a una manifestazione contro la violenza omofoba.
Non mi accontenta la sua opinione, dubbiosa del resto. Non che sia un'opinione ottimista, al contrario. Vuol dire che l'odio contro i gay non ha mai conosciuto tregua, e non ne conoscerà per molto tempo ancora. Non mi convince l'idea della continuità. Mi pare che tutti i fenomeni del peggiore arcaismo e patriarcalismo, a cominciare dagli ammazzamenti di donne, abbiano un carattere modernissimo, siano insieme avanzi di passato e sintomi del mondo nuovo. Il futuro ha un cuore antico, diceva un bel titolo di Carlo Levi (che lo trovava uguale a se stesso, quel cuore, in Lucania o in Unione Sovietica). Si può anche paventare un futuro che non abbia più un cuore, ma ce l'abbia decrepito. Gli assalti premeditati ai luoghi conviviali gay, o la coltellata improvvisata a un angolo di strada - secondata o ignorata dalla viltà degli astanti - sono fortunosamente coincisi con la decisione di "gridare al mondo" - ha scritto così D'Avanzo - che "il direttore del giornale della Conferenza episcopale è un frocio!". Coincidenza che complica già le cose.
E a complicarle ulteriormente sta l'intreccio fra la posizione assunta dalla Chiesa in questo frangente, la posizione ufficiale e tradizionale della Chiesa sull'omosessualità, e lo speciale riparo di fatto offerto dalla Chiesa all'omosessualità (e, altra questione, alla cosiddetta pedofilia). Non è facilissimo tenere assieme il rigoroso e sdegnato ripudio dell'invadenza nella vita privata delle persone e la condanna delle loro private vocazioni sessuali. Le oscillazioni di questi giorni (ancora lievi, peraltro) nell'atteggiamento della gerarchia cattolica, spiegate acutamente dagli esperti con le diverse linee politiche concorrenti, sono anche in qualche misura legate a quella contraddizione. (Bisognava alla Chiesa esser prudente, ammoniva Messori ieri sul Corriere, e destinare il sospettato di gusti diversi ad altri incarichi). La stessa giudiziosa (a volte troppo) distinzione che la Chiesa ribadisce tra peccato e peccatore, non basta a trovare un equilibrio: oscillando a sua volta fra un'estrema indulgenza (credi forte, e pecca pure più forte ancora, magari a pagamento) e una colpevolizzazione devastante.
Alfredo Ormando venne dalla Sicilia in piazza San Pietro per darsi fuoco il 22 gennaio 1998. Un "atto inconsulto": come no. Lo aveva scritto lui stesso, qualche giorno prima, a Natale. "Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l'ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo". Un atto "innaturale", per definizione: che a lui sembrò il più naturale degli atti: "Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l'omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l'omosessualità è sua figlia".
Questione complicata, e insieme semplice fino all'imbarazzo. "Noi eterosessuali" dobbiamo pur pensarne qualcosa. Se non altro, per decidere se stiamo o no uscendo anche noi per andare a manifestare. Una volta, quando eravamo di sinistra e c'era la sinistra (di sinistra siamo ancora, molti di noi, la sinistra però non c'è più, o quasi), ci dicevamo che virilismo e omofobia sono connotati decisivi dei fascismi - magari per mascherare o rimuovere un'omofilia temuta - e dunque battersi per i diritti di gay e lesbiche era un capitolo del dovere antifascista. Oggi la correttezza politica dà così per ovvia la tolleranza nei confronti delle diverse predilezioni sessuali che la questione è pressoché accantonata. Le aggressioni contro i gay si moltiplicano, i gay rispondono, le autorità, per lo più maschie, hanno il gay village e la gay street cui far visita con le telecamere. E così via. A ciascuno il suo.
Agli eterosessuali maschi la loro normalità, spinta ogni tanto all'eccesso colposo di legittima difesa consistente nell'ammazzare moglie e figli, ex fidanzata o prostituta ignota dell'est, e poi tentare, quasi sempre fallendo, il suicidio. Sono dell'altroieri i dati aggiornati sugli omicidi in Italia. Quelli in famiglia hanno il primo posto e superano nettamente gli ammazzamenti di mafia: quanto alle vittime, sono per il 70 per cento donne. Fine della digressione sulla normalità eterosessuale. Torniamo alla violenza omofoba e alla sua eventuale modernità.
Sono persuaso che al fondo della questione dell'immigrazione straniera stia il fantasma della sessualità, lo spettro che si aggira per l'Europa e, più inaspettato e improvviso, in Italia. Evocato, del resto, dalla repellente ingenuità razzista, così facile a tradirsi. Frasi come "vengono a portarci via il lavoro" sono già meno frequenti di quelle: "Vengono a violentarci le donne". Non è vero che ci portino via il lavoro, come spiega la Banca d'Italia, né che ci portino via le donne, come spiegano le statistiche criminali. Gli italiani furono giustamente commossi e sdegnati dall'orribile violenza omicida di Tor di Quinto. Non hanno tratto abbastanza dalla lezione della strage netturbina di Erba. Gli immigrati arrivano alle nostre spiagge, provvisoriamente esanimi, come le avanguardie di un mondo povero e spaventosamente giovane e prolifico. Sono lo specchio rovesciato della nostra senescenza e della nostra demografia azzerata. Un tempo l'omosessualità era dannata come un peccato contro la specie e l'imperativo della riproduzione. Oggi non si può più trattare del "disordine sessuale" come di un attentato alla natalità, non esplicitamente. Ma sentirlo come un tradimento della famosa identità, l'indizio più scoperto della resa effeminata dell'invaso all'invasore, una quinta colonna del mondo povero e giovane e famelico che preme per cancellare i confini, questo può succedere, succede. Come sempre i razzisti, consapevoli o no - come i nazisti, che facevano di nascosto lo sporco lavoro aspettandosi il riconoscimento dell'umanità a venire - i fascistelli che aggrediscono un ragazzo gay stanno difendendo la nostra identità. Il nostro onore. Ci stanno difendendo, Dio ci aiuti.
lunedì, luglio 20, 2009
venerdì, luglio 17, 2009
giovedì, giugno 25, 2009
bicchiere vuoto

senso di abbandono
assenza
disincanto
pietà
rancore
e la lingua, man mano si abituava ad ogni nuovo gusto depositato a stratti nel bicchiere.
Uno per volta, li andavo assaggiando.
Per ultimo un bel pò di indifferenza.
Un pò amaro ma un bel gusto.
Mi ha fatto buttare via il bicchiere.
Circa un anno fa, non mi chiedevo nemmeno cosa fosse, per me, la felicità.
Ora, senza bicchieri in mano so che, per me, la felicità è questo primo Consiglio Comunale e la chiacchierata finale, in piazza, con le vecchie comuniste che si mangiano i bambini, che mi chiedono, in bresciano doc ,se gliene abbiamo cantate.
E' la cena d'addio con le colleghe.
Una doccia senza consumare tutta quell'acqua che consumavo.
La felicità, forse, è l'aereo sul quale tenterò di salire sabato.
E' fare il viaggio da sola se mi capiterà, come sembra che mi capiterà, e sapere che me la saprò cavare.
Dove il cielo va a finire.
Ma non finisce mica
E' poter decidere cosa e come e, principalmente, con chi, senza grandi problemi o sensi di colpa.
E' fare,partecipare, esserci.
E forse è la mancanza di infelicità, come quella storia della speranza che, se non ce l'hai non muori disperata.
La sbornia è passata ed io torno, finalmente, a casa.
Il bicchiere l'ho bevuto tutto, anche la parte più amara.
Come una medicina.
Ubriaca e guarita, credo che dormirò per tutto il volo e così non soffrirò il non poter fumare.
Ogni cosa ha il suo lato buono.
Anche un calice di veleno.
venerdì, giugno 19, 2009
Io c'ero !
C'erano anche loro.
E Paola Concia che chiede scusa.
E tanti altri e tante altre ancora...
LIBERE TUTTE
LIBERI TUTTI
ciao...
lunedì, giugno 08, 2009
dovevo essere assessore

venerdì, giugno 05, 2009
La cassetta degli attrezzi del diavolo

C’è la daga dell’invidia, ci sono le armi della lussuria, della violenza, dell’odio, della gelosia.
In un angolo c’è poi un piccolo cuneo, che costa da solo più di tutti gli altri.
"E quello cos’è? "
"Quello è il cuneo dello sconforto"- risponde il diavolo.
"Perché costa così caro? "
venerdì, maggio 22, 2009
Quando torno a casa
Eppure io lo sapevo. Io lo sapevo già.
E' l'elefante finto, ecco cos'è, è salire sull'elefante, ecco cos'è, mentre mi domando cosa mai diranno sul mio conto?
E domani si ricomincia.
lunedì, maggio 04, 2009
tanti auguri !
Sono successe tante cose dall'ultimo post e tante altre succederanno.
Al gazebo per la presentazione della lista mi sono emozionata nel vederli

arrivare, piano piano, con le loro bici, quei vecchi comunisti.
C'è ancora chi, quando il partito chiama, ha il coraggio di venire in piazza
con dignità a firmare, e ad assumersi delle responsabilità.
Sono in lista. Ho fatto tutto quello che andava fatto.
Ho detto tutto quello che andava detto.
E lei mi ha risposto che " non gliene può fregare di meno."
Anzi...mi ha detto anche qualche altra cosa.
Io credo che le persone siano pronte e che siamo noi, che a volte,ancora non lo siamo.
...perchè ho dovuto spiegare, perchè mi è sembrato giusto ma mi sembrava giusto anche non spiegare e così ho spiegato...
che è ben diverso di " confessare"
Almeno a chi mi aveva scelto come probabile futuro assessore forse era un piccolo dovere, visto che in campagna elettorale non si risparmiano i colpi bassi.
Assessore è una parola con troppe ESSE. Troppe per una come me, che ne ha già una che le appesantisce il nome.
Chiamatemi Rrò, che quella esse o va detta bene o è meglio mangiarsela con l'insalata verde di contorno.
Anche se io la preferivo con le patatine fritte.
E ho distribuito il materiale davanti alla chiesa. Uscivano dalla messa.
E così ho capito che, di domenica, ci sono ben due di messe, una dietro l'altra e mi sono chiesta " perchè mai?"
E molti hanno riso di me e del fatto che.
Io? Davanti alla chiesa?
Anche i genitori erano sorpresi.
Vuol dire che mi conoscono.
Tutto questo la domenica.
Sabato è toccato a " loro" con il loro bel gazebo pieno di palloncini e le caramelle da offrire ai bambini per attirare i genitori.
Tutti i maschi rigorosamente in vestito e cravatta e le donne sembravano delle manager in carriera.
E noi sgaruppati che abbiamo dovuto fare anche la colletta, giovani di 20 anni e signore un pò strane, consigliere in bicicletta.
Un genitore con la coda di cavallo e un'altra che fa parte dell'oratorio.
Che strana mescolanza.
Meglio di loro però, che si sono messi insieme Lega UDC e PDL, come una combricola, chi c'è c'è e andò cojo cojo.
Abbiamo comprato dei garofani rossi e li abbiamo sistemati sul tavolo.
E che gente la gente che arrivava per firmare. Bella, bella gente.
A firmare per noi, gente senza vestiti con cravate e tailleur del caso.
Venerdì compleanno a camminare e a fare un picnic come tante altre persone.
In un campo senza campo che così ho ricevuto tutti gli auguri insieme, appena ho ritrovato il campo.
E' stato così allegro come momento.
L'altra amica, candidata alle europee, sembrava un ragazzino cinese, coi suoi pantaloncini corti e il cappellino su quella bella testa, quel bel cervello.
Lombardia/Piemonte/Liguria e Val d'Aosta, insieme alla Hack, se non avete nessuno da votare, vi do il suo nome. Almeno qualcuna c'è.
E camminavano insieme in discesa, con i nostri zainetti e le nostre opinioni.
" datevi un tono su! che siete candidate..."
E quanto ridere.
E festa il sabato ma anche la domenica.
Sempre così i miei compleanni.
Lunghi da passare.
Sono la tartaruga fra gli animali ma non perchè vado lenta.
Assolutamente.
E' perchè somiglio proprio, anche dalla corazza.
Fotografatemi, che ho bisogno di un bel fermo immagine.
martedì, aprile 14, 2009
Pasqua e Pasquetta

Mi sono messa in macchina con mio figlio e sono andata.
Ci siamo portati senza nemmeno perderci.
Sorpresa.
Quei 70 chilometri che ci dividono stanno su una strada dritta dritta. La strada degli alberi.
Quella che, ogni volta che la faccio, ricordo ogni lacrima e ogni risata. Ogni lunga o breve telefonata e ogni infinito discorso sul suo mal di vivere, sul vivere in genere,sui suoi infiniti perché e sui miei supponenti percome.
Che l’ho anche chiamata l’ultima volta che ho fatto quella strada.
La risposta la solita:
l’indifferenza.
Che mi fa male si ma, a caval donato non si guarda in bocca.
Forse è quello che sa dare,ma mia cognata mi ha preparato le lasagne e mio fratello mi ha cambiato la lampadina fulminata del fanale sinistro.
E però forse ci sarà quel tempo in cui metteremo insieme quei passi che facciamo e, magari ci balliamo un valzer sopra.
Servirà almeno ad un ballo questi passi che impariamo?
Aspetta e spera.
Dopo tre anni di silenzi sono andata a trovare mio fratello. Eppure non sta lontano e la strada è dritta dritta,ma i chilometri, anche se pochi, a volte sembrano anni luce.
E ci sono passata davanti a casa sua mille volte e non mi sono mai fermata, nemmeno per un caffè.
Eravamo, semplicemente, distanti.
L’unica persona fra le mie persone importanti alla quale ancora non l’ho detto.
“ se vengo vi disturbo? “
“ vieni sorella, vieni, che ho voglia di vederti “
Tre anni fa sono tornata con una bici nel bagagliaio e tanta rabbia dentro.
Era la macchina verde e mi ricordo che la bici non entrava ma lui l’ha fatta entrare ed io quasi non riuscivo a guidare ma lui mi ha mollata nella notte e c’era pure un temporale, orgoglioso, perché sapeva che sarei riuscita a portarmi a casa, insieme alla bici.

La strada dritta degli alberi, quella notte, l’ho fatta scoraggiata per essere così tanto sola e delusa con lui perché era, ormai, il marito di mia cognata e non più mio fratello.
La coraggiosa, la tosta. Macchè…sono solo parole e punti di vista.
Per lui sono sempre stata “ la comunista” e la lite politica pasquale non è mancata. Che per lui Berlusconi è Dio ed io non riesco a sopportare questo semplice fatto.
Fa tanto famiglia litigare per politica, principalmente a Pasqua se l’hai fatta con i tuoi. Ma mia cognata è arrivata in corner con le lasagne e, appena ha detto
“ BASTA”
abbiamo smesso. E chi si è visto si è visto.
Strano vedere in mio nipote vaghe somiglianze con mio figlio il grande e con mio fratello quello che è morto giovane.
C’è quello stesso modo di sorridere o di prendere il bicchiere in mano che unisce chi c’era a chi c’è.
E non si sono mai frequentati e non si sono mai visti.
Eredità per le quali non litigheremo ( spero) io e mio fratello mentre stiamo li, con i nostri tesori in mano mentre ci ricordiamo com’era, com’eravamo, come sono e come siamo.
Anche questa volta ho portato a casa una bici. Un’altra.
Che quella vecchia è bella che andata.
Si pedala qui a casa.
Quell’uomo li, ormai adulto,con la barba grigia e i pochi capelli è sempre quel fratello che mi picchiava ma le prendeva, per strada o sulle scale prima del terrazzo dove giocavamo con i sacchetti di sabbia fatti dalla mamma. Guardate la foto. E' la mia casa, com'era e com'è.
Quasi uguale.
E mi ha chiamata come mi chiamava e mi sono commossa nel sentire quel modo in cui nessun altro, ormai, mi chiama:
“Rosely”
E oggi Pasquetta.
Che le ragazze ( sempre attente) , si sono ricordate ma io dovevo mettere a posto lo stanzino ed invece ho preparato una pasta col pesto e sono andata alla scampagnata.
Belle le ragazze. Mi insegnano ogni volta, ancora, che vale di più la sostanza che l’apparenza.
Tenere le ragazze.Sanno abbracciare.
Siamo finite a giocare a Wii o qualcosa del genere in una casa accogliente. Bowling e tennis e a mangiarci i resti del picnic.
E quanto abbiamo camminato. Se solo mi fossi ricordata delle racchette che mi ha regalato quando camminavamo sugli stessi sentieri…
Che poi ho anche detto a Cinzia, che comincia a notarmi e non mi sento più trasparente:
“ Io ho voglia di cose semplici, come una fetta di pane o un bicchiere d’acqua dal rubinetto”
Perchè dopo aver tentato di costruire l’amore con i mattoni è arrivata la tempesta e quando ho usato le pagliuzze è arrivato il vento e quando ho usato le piume, una sopra l’altra, una sopra l’altra, come un nido che non soffoca, è arrivata la pioggia.
Ed è finito tutto nel tombino.
Non ripesco più niente,chessò un sorriso di quelli una tenera carezza un pensiero gentile, nemmeno con la canna da pesca che ho voglia di comprare e so che non comprerò.
Voglio un prefabbricato adesso che magari invito anche mio fratello e la sua famiglia a pranzo e preparerò le lasagne e litigheremo per la politica ed io penserò che glielo dico la prossima volta e lui, nel più bello della discussione, alzerà la voce per dirmi:
“ Ora basta Rosely ! Mangia le lasagne, che sono proprio buone”
giovedì, aprile 02, 2009
Ci sono novità !
Mi sento bella. Mi sento forte.
Si, sono un po’ ingrassata ma mi ci voleva e, adesso, dimagrisco un po’.
E che ci vuole? Basta smettere con il cioccolato.
Sapete che c’è?
Mi “ho” comprato un trolley arancione.
Alla faccia dei grigio perla o dei bordeaux, o, addirittura il nero che si addice di più a una signora e a quello che “ essa” deve per forza dimostrare:
di essere una signora.
Sapete che c’è?
Mi “ho” comprato una bellissima macchina fotografica.
Quattordicimegapixel. Hai voglia scattare !
E mio figlio la riempie di ditate, ed io nemmeno mi incazzo.
Le cose vanno consumate.
Mio figlio è un grande uomo anche se è soltanto un ragazzo.
Sapete che c’è?
La sindaca mi ha chiamata.
Mi vuole in lista e mi ha riservato un Assessorato.
Sapete che c’è?
Che è quello all’istruzione e alla cultura.
A me in persona personalmente medesima.
Con tutte le mie patacche. Con la mia bassa statura.
E anche se perdiamo, è già tanto.
Che a maggio compio 57 anni e che bella che sono con i capelli lavati, corti , sparati.
E me ne fotto, me ne fotto, me ne fotto.
Sarà una grande festa. Chè le amiche e gli amici non mi “hanno” mai
mancato
E sono tanti e tante. Qualcuno posso anche permettermi di perdere per strada.
Sapete che c’è?
Che mi guardo. Con questa vecchia tuta tutta ciancicata, con le ciabatte consumate e le calze bucate e mi diverto a pensare al mio Assessorato.
Prendo la macchina fotografica e mi scatto.
E mi dico:
“ Assessora…buongiorno , i miei omaggi.”
Sono foto colorate, chè quelle sbiadite le ho messe in una scatola bianca, comprata nell’angolo delle occasioni dell’Ikea.
E ci manca pure una fibbia. E’ tutta sgangherata.
Che ho finito il racconto che va inserito in una serie di altri racconti e me lo pubblicano e mi pagano pure.
Mondadori, mica ho detto un nome qualunque.
Troverete il libro negli scaffali delle librerie, mica lo vado a vendere porta a porta.
E, anche se sono storie lesbiche, voi le comprerete e anche le mie colleghe e anche tutta quella gente che conosco e che, forse, mi vuole conoscere meglio.
Che ora “ metto mano” al libro, al mio romanzo e mi deve avanzare del tempo per farlo.
Altrimenti lo procuro il tempo, perché c’è, c’è tempo.
Sapete che c’è?
Che sta per arrivare l’adsl. Tutto il tempo che perdo, morendo, sulle pagine che non si aprono, comprese le vostre, lo incanalo verso il libro e chi si è visto si è visto.
Sapete che c’è?
Che domani vado a fare il pap test e non mi troveranno niente, niente, niente.
Perché la salute è ottima, solo qualche solito acciacco.
E non è vecchiaia, è tempo che passa e che è passato.
Che ieri al corso si è parlato di fobie, del mare profondo, del significato della paura dei pesci, delle manie compulsive/ossessive, delle crisi di panico ed io mi sono sentita così fortunata di essere libera di fare di andare di tornare di soffrire bestemmiare maledire condannare ridere ridere ridere e scherzare e di non dover arrivare e tanto meno dimostrare di non essere quel che sono.
Io non ho nessuna mania. Io non ho paura del mare. E i pesci, a me, piacerebbe pescarli.
Sapete che c’è?
Che non mi manca niente, nemmeno l’amore, che, quando arriva arriva, come il Natale e, se non arriva, meno male meno male meno male.
Mica ho bisogno della first lady per fare l’Assessore.
Ho già una bella macchina fotografica per fotografare e un trolley arancione per partire e tornare.

giovedì, marzo 26, 2009
scusate l'essenza

E' da tanto che non torno...


martedì, marzo 10, 2009
venerdì, marzo 06, 2009
La chiave è la pistola cromata

giovedì, febbraio 26, 2009
Il drago e le paure del drago

domenica, febbraio 08, 2009
manca poco

domenica, febbraio 01, 2009
notizie dai fronti
Sarebbe bello ricordare, nella giornata della memoria, oltre alla Shoa, la persecuzione degli altri gruppi vittime della barbarie nazista.Oggi non partono più i treni per Treblinka ma, nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.
Però, cerchiamo di fare qualcosa, altrimenti, chi regala loro un po’ di speranza ?
Se potete, andate a vedere Milk, forse si capisce qualcosa.

E’ un fronte.
E, a volte ci si domanda:
“ Chi me lo fa fare?”
Come mi stavo chiedendo io, stanca, prima di entrare al cinema quella sera.
Bisogna andare, bisogna dire, bisogna fare, anche se siamo stanche.
Qui a Brescia abbiamo manifestato contro il gruppo Lot ed il loro processo di guarigione nei nostri confronti, stregoni manipolatori che si approfittano della paura delle persone e giocano con i loro sentimenti, demonizzando quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una variabile naturale dell’identità e del comportamento umano.
E stiamo ancora qua, a protestare nelle piazze…
Un ragazzo è riuscito ad infiltrarsi

Non è sempre divertente. A volte, è stancante.
Forse non è un caso che la condomina PASSIONARIA ,con due esse di proposito, è quella che è stata scelta di più nel gioco dei condomini.
Mentre la Manu parte per l’Uganda a trascorrere le sue tre settimane di vacanze in un villaggio e noi qui, prepariamo medicine e abiti, lei è la presidente del Pianeta Viola, andrà anche a trovare dei gruppi lesbici in Africa, un po’ di speranza, suvvia, un po’ di speranza…
E Frederique è nel Chiapas a costruire forni perché le donne indigene possano cuocere il pane. La speranza, la speranza…
Noi qui in piazza, cene, radio, incontri…la speranza…e una vita piena.
Certo, a volte non è facile, a volte sto qui a fare i miei miseri conti anch’io e allora mi taglio i capelli e, come Sansone al contrario, riacquisto la forza.
Cortissimi questa volta.
Siamo andate alla Provincia a bussare alla porta,e siamo riuscite ad avere, oltre ad altri patrocini,anche il patrocinio della Provinicia di Brescia: 2 volte genitori, pubblicizzato anche nel sito della CGIL. Lo diamo qui a Brescia.
La speranza, la speranza….
Andate a vedere Milk, vale la pena e, forse, si capisce un po’.
Perché, se ognuno ed ognuna facesse la sua piccola o grande parte, forse, questo mondo sarebbe migliore.
Ho sempre la dolorosa ombra del mio fantasma nel castello ma non mi fermo sotto il piumone, Solo ogni tanto, solo ogni tanto, quando vado in astinenza di pianto.
Andiamo…..
mercoledì, gennaio 21, 2009
condomìni o condòmini

Scusate la latitanza ma sto organizzando una cena per sessanta donne, non una di meno non una di più per raccogliere fondi per il Pianeta,perchè non si vive solo di fondi schiena ed il pianeta è sempre un pianeta da salvare.
Quando organizziamo queste cene cerchiamo di riempire la serata di contenuti, visto che le donne arrivano da tutta l'Italia e non si conoscono fra loro. Si cerca, insomma, di fare qualcosa per farci parlare fra noi.
Ho vissuto anni accanto ad una donna che era un condominio. Che già, a luglio del 2007, ve lo raccontavo.
Oh...ma quanto tempo è che ci frequentiamo?
Dicevo, no,che conoscevo tutti i suoi condòmini.
L'asino che raglia, la zoccola del terzo piano, la moglie dell'asino...
Piano piano ho cercato e conosciuto i miei condòmini:
la vecchia supponente, la bambina matta, la lavandaia e il murattore in canottiera bianca, che non compariva sempre ma solo nei momenti di grande intimità.
Voi non lo vedrete mai, ecco !
Voi conoscete molto bene la vecchia e la bambina. La lavandaia la conoscono le mie colleghe, ma la perdonano.
Allora, visto che sono un'esperta, ho inventato questo gioco. Ci sono 18 tipologie di condòmini, ognuna ne deve scegliere 5 che, magari si somigliano agli abitanti del proprio condominio e poi, andiamo a vedere se ci sono affinità fra i sessanta condomini appesi alla parete.
Per esempio, la vecchia supponente non sopportava l'asino che raglia, la bambina se ne fotteva, però adorava la moglie dell'asino. La zoccola del terzo piano ed il muratore in canottiera andavano, invece, molto ma molto d'accordo.
Alcune delle 18 tipologie condominiale sono :
la vampira/ la maestrina/la crocerossina/ wonderwoman/ il guerriero/la suora laica/ la portinaia/ compare Turiddu/il gendarme....
Che abitanti girano nel vostro condominio?
Allora...notizie al volo.
Quando sono in periodi di difficoltà i miei angioletti si mettono a tintinnare i loro campanellini, si trovano e si ritrovano e mi vengono a trovare.
Ho ritrovato l'amico Sergio, come avete letto ma lui, mi ha portato Frederique, che non vedevo da 30 anni. Sta in Mexico, felice e contenta. Continua a fare l'architetto e a dedicarsi all'arte. E si è presa due giorni di malattia per leggere tutte le minchiate che ho scritto sull'web. Tutto ha letto.
Mi scrive in spagnolo mentre Sergio in portoghese e i miei neuroni, già così affaticati ,stanno andando in cortocirciuto.
Mio figlio il grande, quello che non vive con me, oggi compie 27 anni. L'altro ha la febbre.
Mi sono chiesta e mi sono anche risposta perchè mi vado sempre a mettere in situazioni di disequilibri, che poi, io soffro anche di vertigini.
E allora basta basta basta.
Anche se mi è rimasto l'ombrellino che usavo per camminare sul filo, preferisco usare la seggiolina che tanta compagnia mi ha fatto, nelle lunghe attese.
Che l'asino smettesse di ragliare, che arrivasse sua moglie e ci mettissimo a ridere ( ma quanto abbiamo riso insieme !) che il muratore trovasse la porta della zoccola aperta.
E allora si
che era
FESTA !
vado...vado di corsa...ma torno...torno e vi lascio la ricetta dei
CARCIOFI
lunedì, gennaio 05, 2009
i disastri della legna bagnata

Ho fatto un lungo giro questa volta, nella nebbia, nella neve nel vento nella mia testa nelle argomentazioni nei letti e nei sorrisi.
E, col navigatore che mi ha regalato mio figlio, fra tutte queste cose mi perdo di meno.
Me l’ha regalato chiedendomi di non portarlo con noi quando siamo insieme perché non vuole che ci tolga la bellezza del perderci.
Nel mezzo della nebbia fitta pensavo alla mia vita, così ricca, così completa e al mio camino, che mi mancava tanto con tutto quel bianco intorno e a quelle volte in cui ho combattuto tutta la giornata con la legna bagnata.
La legna bagnata è una disgrazia.
E vai con la diavolina, quella ecologica,che fatica di più ma ti senti a posto con la coscienza. Riprende a bruciare ma poi si spegne.
Ho girato tanto, con e per le donne, in quella parte del mio mondo che fa parte di tutto il mio mondo.
Pieno di insidie, di promiscuità, di cicli e ricicli e di raccolta molto poco differenziata.
No.
E’ questione di scegliere bene la legna.




