mercoledì, dicembre 24, 2008


mercoledì, dicembre 10, 2008

Correva l'anno


Ogni volta che faccio vedere il mio album delle debuttanti, mi vergogno un pò e cada vez que eu faço ver o meu album das debutantes, eu me envergognho um pouco e
mostro subito altre foto dello stesso anno. E così, c'era un'amica che è venuta a trovarmi ed io le ho mostrato la foto dei passeri. e mostro subito outras fotografias do mesmo ano. E foi assim que aqui estava uma amiga que veio me encontrar e eu mostrei pra ela a foto dos passaros.
Strano che, appena tornata a casa, trovo nella casella postale una mail di Sergio, come un fantasma, che mi chiedeva quella foto. E' estranho que, quando voltei pra casa, encontrei na minha caixa postal uma email do Sergio, como um fantasma, que me pedia aquela fotografia.
Non so come chiamare certe cose. Magia? Nao sei como chamar essas coisas? Magia?
E mi invia il pezzo che sta preparando per un libro che uscirà a breve... e envia tambem o texto que està preparando pra um libro que vai sair daqui a pouco...
Era il divino e meraviglioso anno del 1969: l'ultimo dei grandi festival di musica popolare brasiliana promossi dalla TV Record.
1969, lo stesso anno della carta enigmatica e dello spaventoso disegno.
Anno gravido da altri quattro grandi festival realizzati nel 1965, 1966, 1967 e 1968.
Il primo dopo l'Atto Istituzionale numero 5, edito dalla dittatura che diventò seriamente dittatura , a partire da esso e nel quale io e Rosi salimmo sul palco e mostrammo le nostre facce e la nostra pelle di indios cibernetici.
Amanti del nuovo, come tanti, facevamo parte della burrasca che agitava una società che insisteva nel non essere più uguali.
E non lo sarebbe.
Sotto l'albero di mango della casa della mia amica, sotto il complice sguardo di donna Emilia, sua madre, usando una pistola ad aria compressa, ricoprimmo i nostri vestiti di artisti con pittura per automobili.
Il colore: verde-bandiera.
Una semplice calza maglia per me; gonna e maglietta per lei. La marca era Lee, per quell'epoca, una novità.
Vestiti metaforici, sottile pretesto contro il dominio culturale nord-americano.
Sui nostri vestiti: trasparenti mantelli di plastica.Sul viso, rossi segni di guerra; nella gola l'audacia di mandare tutto all'inferno, baby.
In silenzio salimmo sul palco.
Nel giradischi nascosto in uno degli angoli, collocai il disco in vinile, della collezione di opere di zio Vittorio. I primi accordi del " Guaranì", che in passato, segnò l'ora del notiziario radio brasiliano ( ora del Brasile) a reti unificate, arrivarono insieme ai fischi;qualcuno dalla platea, gridò:
Ue'? E' l'ora del Brasile ?
E lo era.
Ma non lo sapevano.
Accesi il fiammifero: la polvere messa nel pirex esplose; la nuvola lattea fu inghiottita dalle eliche dei ventilatori fissati nel tetto sparpagliando tosse e recriminazioni.
Sedute sulle sedie, dove c'era la pista da ballo, le persone assistevano l'ultima rappresentazione della serata.
Con occhi spaventati i giurati: Moacir Martins, padre Xico...Così come lo scoppio della polvere, e il Tam Tam, Tararam, della più conosciuta opera brasiliana, tutto esplodeva dentro le persone. Il cuore-tamburo risuonando alto faceva trepidare i muscoli del petto.Rosi si siedette su uno sgabello di legno, sistemò il suo mantello di plastica, appoggiò la chitarra sulla gamba sinistra, guardò la platea, dopo guardò me, tirò un respiro profondo e cantò.
" E' la chiamata, è l'avanzata, libera il suono nello spazio, che i passeri, i passeri, stanno chiamando, stanno chiamando. Vieni, vieni più vicina al mio ventre e vedi se senti la calda selva dei minerali, siderali, spaziali".
In piedi, accanto a lei, magro, capellone, senza camicia, io tenevo con il braccio destro steso,allontanata dal corpo, un grande bacile di latta ( nel quale, anni prima, ho fatto il bagno) e aspettavo il mio momento di chiamare i passeri.
Nell'inizio del ritornello, usando un pezzo di legno, battei forte nel bacile, che, in portoghese si traduce con bacia e che può significare "bacino."
Aveva, in alto, scritto in maniera curva, a lettere cubitali:Amazzonica.
Rosi ripetè il ritornello; nuovamente feci suonare il "bacino Amazzonico."Il suono stridente, e l'inaspettata messa in scena, sorprese la platea, ancora non ristabilitasi dall'esplosione della polvere, dal suono dall'Ora del Brasile, dagli strani vestiti di plastica.
Quando la rappresentazione ebbe termine---o quasi---le persone, confuse, aspettavano che qualcos'altro succedesse.
Rimasi suonando il bacile, mentre Rosi posò la chitarra per terra, camminò fino all'inizio del palco, si abbassò e prese le gabbie e, sulla testa della giuria, liberò, come pallottole , i passeri per la sala, che si posarono sulle eliche dei grandi ventilatori che giravano lentamente, come se muovessero terra.
Il clima somigliante a quelli dei festival Record stava disloccato nel tempo e nello spazio per una piccola città di provincia per niente performatica.
Nonostante la reazione inusuale della platea, fummo classificati all'ultimo posto, anche se quella notte, e durante un bel pò di tempo, si parlò soltanto di una certa bacia Amazzonica, che entrò nella storia.
" Sergio, Rosi, c'è un uomo che vuole sapere perchè avete composto questa canzone."
Chiederci di registrare un disco è ciò che l'estraneo non voleva.
Nascosti dietro donna Emilia, demmo le ragioni più stravaganti per giustificare il doppio senso dei nostri versi.
La paranoia iniziava a filtrare nei discorsi nell'antivigilia di ciò che sarebbe stato molto peggio.
All'uscita, mentre portavo via la "bacia", che avevo promesso ritornare integra a mia nonna, qualcuno mi prese apertamente in giro:
" Bacia...Amazzonica...ma guardate un pò cosa si inventano..."
" E' per lavare l'ignoranza", risposi, piccato.
Nell'anno seguente, Rosi, e tutta la sua famiglia, partirono per l'Italia. Io andai a servire il Regimento Deodoro, in Itu, e a cercare il capitano Lamarca, nella Valle del Ribeira.I passeri restarono indietro.
E il Brasile fu trasformato, per anni, in una grande gabbia.
Sergio

mercoledì, novembre 26, 2008

ma quando riparte ?

che una entra in una sala piena di occhi e trova due occhi...
ed il cuore torna a battere.
Allora una si dice, funziona, funziona ancora e le ragazze, sempre ironiche ed amorevoli, ti dicono:
" Rosi, sono solo extrasistole !"

Allora inizii con una mail, poi gli sms e cerchi di chiarire che non vuoi niente, niente, ma solo sentire il tuo cuore, che ancora da segni di vita.
Il corteggiamento è faticoso ma è bello giocare a sentirsi vive.
Quella roba da adolescenti.
Se non mi risponde vuol dire che disturbo, se non mi richiama, vuol dire che non ha voglia di sentirmi...
E allora richiami la parte oscura credendo che, dagli ultimi segnali di vita, abbia voglia di riallacciare qualcosa, di soffiare sulla fiammella e capisci che sono solo le tue solite conclusioni affrettate, perchè, da quelle parti si viaggia secondo le occasioni e i desideri di giornata e capisci che, per ora, il suo telefono ha ricominciato a squillare , che ci sono messaggi notturni e chiamate inusuali e, quindi, tu sei soltanto qualcuna che è passata non quella che fino ieri poteva significare qualcosa. Le solite cose.
Le solite storie. Acqua passata mille volte sotto il mio ponte.
Storie di chi si lascia trovare e non sceglie mai e che cambia secondo i buchi pieni o vuoti delle giornate che passano, nonostante le domande che non si fanno mai.
E allora bestemmi e non dormi una notte, ti deprimi quella mezz'ora buona, ormai, mangi un quadratino di cioccolato e riprendi a guardarti intorno.
E, siccome sei abituata a scegliere e hai ancora qualche energia nelle tasche, inizii a cercare di conquistare quei due occhi trovati per caso in una sala piena di occhi .
E così si va ad una cena organizzata per caso dove per caso sai di incontrare quegli occhi , tutto preparato, come nei migliori casi, e già ti cominci a chiedere quale sarà il vestito adatto. Sabato ci provo a vestirmi bene.
Sarà che riparte?

Come in quei film che ami tanto dove ai moribondi danno la scossa ed il cuore ricomincia a battere, come per miracolo. In questo momento mi interessa l'effetto della scossa.
Che hai anche preso un palo in pieno, con la scusa di un'ape entrata in macchina e hai rovinato tutta la fiancata. Così non si può più vivere, con questi pali ad aspettarti.

Bisogna alzare il culo e andare.
Ma il corteggiamento è fatica e sono proprio stanca. Non ho più l'età ma ci provo a giocarlo.
Con lei ho fatto un ballo e il cuore batteva forte.
Non sono particolari da trascurare, di questi tempi di vacche magre.
Pedalare. Già la magia sta nel desiderio di farlo, di sentire, di nuovo, i tuoi capelli controvento.
Senza meta, solo per il piacere di tornare a viaggiare.
Di sentire questo cuore che batte.
Essere ancora capace di fare quello che si è fatto sempre:
Scegliere e anche sbagliare.


lunedì, novembre 17, 2008

DUE VOLTE GENITORI


Vado a Milano !!!
Vado con la mia amichina Cristina, che è proprio una delle due ragazze di questa famiglia meravigliosa che vedete nella foto.
Vado a Milano perchè oggi c'è la prima del film DUE VOLTE GENITORI, prodotto a cura di Agedo (Ass. genitori e amici di omosessuali) col finanziamento della Commissione Europea, nell’ambito del Progetto Daphne II “Family matters – Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche”.
E' importante la cosa, e la notizia è su tutti i giornali. Non mi sarei mai aspettata anche il CORRIERE , mentre da Repubblica, vi incollo l'articolo di:
SARA CHIAPPORI
Quando la madre di Cristina ha trovato una lettera in cui la figlia diciassettenne si dichiarava innamorata di una coetanea, le è caduto il mondo addosso.
Pensava di non avere pregiudizi, di essere una madre aperta e illuminata.
Invece, quella scoperta l´ha devastata.
La sua storia, come quella di altri genitori i cui figli hanno fatto coming out, è raccontata nel documentario Due volte genitori di Claudio Cipelletti,
prodotto da Agedo (Associazione genitori e amici di omosessuali) e dalla Commissione Europea, e presentato in anteprima lunedì allo Spazio Oberdan con lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet.
Concepito come un viaggio lungo l´Italia da Nord a Sud, il film entra con pudore nell´intimità di queste famiglie, ricostruendo con loro la complessità di un rapporto interrotto e ritrovato tra genitori e figli.
Oltre a Cristina, ci sono anche Andrea, figlio di una coppia di insegnanti di Torino, Salvo di Palermo con la sua numerosa famiglia allargata, e decine di altre storie raccolte durante anni di ricerche.
«Questo non è un film sull´omosessualità, è un film sull´essere genitori» precisa Cipelletti, milanese, 45 anni, una laurea in architettura e una passione per il cinema che l´ha portato a realizzare numerosi documentari a sfondo sociale - «Le storie che racconto nel film sono a lieto fine, ma per arrivare a questo tutti sono passati attraverso anni di dolore.
La reazione dei genitori, anche nelle famiglie più progressiste, all´inizio è sempre di rifiuto, scattano il senso di colpa, la paura del giudizio degli altri, l´ansia del fallimento educativo, la solitudine che nasce dalla convinzione di essere gli unici ad avere il "problema" di un figlio gay».
Due volte genitori, che si apre con il Family Day del 2007 e conta su una serie di dichiarazioni rubate con una candid camera che rivelano quanto radicati siano i pregiudizi, è anche una riflessione sui diritti umani e civili in Italia, «ancora molto indietro nell´accettazione sostanziale e non solo formale degli omosessuali».
Il film inizia a girare in tutta Italia. Se avete modo di andare a vederlo, andateci che è molto bello e coinvolgente, e poi non si sa mai...
basta che vi guardate intorno.
Mi preparo e vado eh...Magari poi vi racconto...

sabato, novembre 15, 2008

La luna


Ma, l'avete vista?
Io l'ho vista dallo specchietto retrovisore, in una strada buia piena di alberi bui in aperta campagna.
E mi sono fermata per godermela.

Le fatine





Cos'è un meeting ? Mio figlio dice che sono " esercizi psicologici noiosissimi "ma non è così....
E' quando, due volte all'anno ci incontriamo e, siamo tante, svariate, belle, brutte, allegre, felici ed infelici, con grandi problemi esistenziali ( che hanno fatto venir loro la voglia di partecipare) e senza tanti pipponi mentali ( che hanno fatto venir loro la voglia di partecipare), da tutta l'Italia, donne che si conoscono attraverso i nick, attraverso la scrittura quotidiana, le telefonate, la lettura in silenzio della strada delle altre, e quelle che si conoscono anche di persona.
Il piacere di RI/trovarsi e di
RI/ conoscersi, un'energia in circolo che a volte colpisce ed altre volte lascia soltanto la voglia di
RI/tornare.
C'è sempre un gruppo di donne che organizza ed è faticosissimo organizzare un meeting, che non è la semplice cena o la semplice festa.

Cosa facciamo?
Giochiamo mettendoci in gioco, ma chi non vuole mettersi in gioco può sempre fare un giro intorno ai gruppi e ridere con noi, perchè si ride tanto.

Questo meeting è stato a Modena, organizzato da quattro ragazze con l'appoggio del gruppo di donne di Modena, che si chiama conTatto.
Insomma, avevamo un programma ricco, questa è stata la prima volta che abbiamo provato le due notti e tre giorni ed ho tanta voglia di raccontarvelo ma lo faccio un'altra volta, che oggi ho mille cose da sbrigare e devo farmi bella perchè la collega ( quella dei biscotti) fa il compleanno e ha invitato tutte e noi ci andiamo.

In salone mi dice che il locale è gestito da due lesbiche e di mettermi " in tiro" perchè lei ha un'amica che predilige il genere e le piacciono quelle un pò più vecchie...

Come se tutto fosse normale così com'è perchè è.
Ma non è un miracolo tutto questo?

Il meeting aveva come filo conduttore il RINGRAZIAMENTO ed è stato importante ricordarci che spesso dimentichiamo di ringraziare, è stato bello anche notare che c'era una specie di filo visibile che legava ringrazianti e ringraziate.
Come dire : " io do una mano a te, ma tu prendila però...e poi, allunga la mano a qualche altra che poi l'allungherà a sua volta..."
Il gioco delle fatine è stato uno dei più criticati all'inizio, però è servito per farci ricordare che dobbiamo tutte e tutti qualcosa a qualche altra persona.C'era una culla in mezzo sotto la quale dovevamo mettere i nostri nomi e sette fatine ( come quelle di cenerentola) dove dovevamo scrivere nella riga di sopra, chi erano e in quella di sotto, cosa ci hanno donato.Perchè non provate a farlo anche voi?Interessante è stato vedere come a qualcuna non sono bastate sette fate e ad altre due ne avanzavano, come molte hanno ringraziato se stesse mentre altre non ci hanno neanche pensato.Io ho scritto così ( e ci siete anche voi):





























ROSI

Mio figlio Danilo per il coraggio che mi da ogni giorno.
Mio figlio Roberto perchè mi ha insegnato la speranza.
Mio padre per il buon carattere che mi ritrovo.
Mia nonna pazza per la pazzia che fa parte del mio DNA.
Piera e Patrizia perchè mi hanno insegnato l'orgoglio.
Le mie colleghe e le amiche e amici del blog per la fiducia nel genere umano.
Chi mi ha molto amata e per come mi ha amata.
E voi? Ne avete sette fatine ?

giovedì, novembre 06, 2008

gesti quotidiani

Quando arrivo a casa, per prima cosa, accendo il computer cercando una mail che non arriverà mai. Cancello tutte quelle che parlano di Obama e mi tengo quelle che raccontano qualcosa.
C'è sempre una riunione ultimamente. Piglio e parto. Corro. Vado e torno.
C'è sempre un invito a cena ultimamente e anche io che invito.
Si cucina o si mangia quello che hanno cucinato. Dalla polenta nordica agli involtini messinesi.
Tutto fa brodo.
Mi tolgo le scarpe da tennis e mi metto le ciabatte e anche la felpina freek e mi metto la giacca di lana che mi ha regalato quell'altra, mille anni fa.
Ho acceso il fuoco per la prima volta ma è tornato il caldo.
Mi sono trovata in un letto con una ragazza bellissima ma me ne sono accorta che non sono ancora pronta ed è inutile cercare di trasformare la zuppa in caviale, e, di ritorno, ho pianto.
Pensavamo di essere in due su quel letto e ci siamo trovate in quattro.
Noi e i nostri due fantasmi.
Mi dicono che bisogna elaborare ed io abbandono qualsiasi posta in gioco.
Non baro e non gioco. Meglio un solitario.
E' quando guido da sola e quando mi faccio la doccia che non controllo i pensieri , e ultimamente sto troppo tempo in macchina e poi consumo acqua e non è bello.
E però la doccia bisogna pur farla anche se piange l'Africa.
L'amica si è dimenticata l'ombrello qui a casa, chè piove sempre e troppo ultimamente ma domani glielo riporto. Devo solo arrivare fino a Modena.
Ho trovato un ombrello alla stazione Termini e poi l'ho dimenticato al ristorante perchè portavo una bambina in braccio. Cosa c'è di più tenero di un bambino addormentato da riportare a casa?
L'ombrello l'ho rivisto in mano ad un vecchio in un bar mille chilometri lontano da Termini e mi sono ricordata di averlo perso. L'ha trovato lui l'ombrello che io avevo trovato.
Quante cose perdiamo per strada? Chi ce le riporta? Forse il vento di un giorno qualsiasi di novembre, forse mai perchè si mettono a volare.
E poi si lava e si stira che a me piace tanto il bucato profumato e, se proprio non ce la faccio a cucinare vanno bene i resti delle cene e dei pranzi o anche un kebab se proprio proprio va male.
E accompagno mio figlio a scuola tutti i giorni e mi tocca stare ferma mezz'ora nel traffico e altra mezz'ora per strada e allora penso e mi viene voglia di chiamare. E' così che ho cancellato i numeri dalla rubrica e non chiamo e non accendo nemmeno la radio.
Meglio non pensare. C'è tanto da fare ultimamente.
In televisione qualche programma preferito ma attenta a non addormentarmi sul divano chè poi mi fa ancora più male il braccio.
Punto le tre sveglie con uno stacco di dieci minuti ciascuna, prendo il libro in mano che racconta di altri dolori e mi consolo e poi allungo il braccio buono e spengo la luce, e crollo !

martedì, ottobre 21, 2008

versi sparsi


In un altro posto dove scrivo e leggo stanno chiedendo quali sono i versi di canzoni che ci dicono qualcosa o che ci hanno detto qualcosa.
Semplici versi.
Io, per me ho scelto questi:
Siamo stati naviganti con l'acqua alla gola...e in tutto questo bell'andare...quello che ci consola...è che siamo stati lontani...e siamo stati anche bene...e siamo stati vicini e siamo stati insieme... ( Fossati )
Altre, a caso, hanno scelto:
" diventai grande in un tempo piccolo "
( tiromancino)
"E nel tempo che ci rimane,questo tempo che ci rimane non vorrei sprecarlo per l'ennesimo duello,tanto poi nessuno ha mai vinto,tanto sai che nessuno ha mai perso."
(Cristina Dona' )
tant de liberté pour si peu de bonheur, est-ce que ça vaut la peine ?
(France Gall )
.... nella vita ne ho prese e ne ho dato di botte......
(la mitica mimì)
"I kissed a girl and I liked it"
(Kate Perry)
Le incomprensioni sono così strane sarebbe meglio evitarle sempre per non rischiare di aver ragione ché la ragione non sempre serve.
(Tiromancino)
Non si può essere felici per una vita intera altrimenti sarebbe quasi insopportabile
(Consoli)
"Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole che non sei riuscita a dire mai. Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma non si sapeva dove...
(Ligabue)
E voi?

mercoledì, ottobre 08, 2008

Piove sul bagnato


BOH !
da dove comincio?
Che oggi abbiamo infiocchettato la cancellata della scuola di nero e ci siamo messe il lutto al braccio?
Che ho stampato la lettera di Calamandrei scritta nel 1950 per distribuirla domani ai genitori?
Che mi sto perdendo fra assemblee, manifestazioni, comizii casalinghi e non mi bastava già la mia militanza no?
Eh no...
Che mio figlio grande è venuto a trovarmi con la sua ragazza ed è stata lei a trovare la chiave del mandala e che ci ha fatto parlare, senza fare finta e che sono felice perchè lui, finalmente, ha capito.
Che li ho portati alla manifestazione dove c'erano i due gruppi: quello della mia scuola e quello dell'associazione
( che tante sono insegnanti) e che è stato bello, anche se loro ( i figli ) ad un certo punto, hanno optato per un giro turistico mentre io cantavo, sulle note di Heidi:
Ma ri ste lla ti sorride Tremooonti
Ma ri ste lla le insegnanti ti fanno TIE' !
Ma non è valso a niente. Hanno fatto quello che hanno voluto ma io continuo:
assemblee, scuole da visitare, genitori da conquistare, personale da convincere a
SCIOPERARE SCIOPERARE SCIOPERARE !!!
RESISTERE RESISTERE RESISTERE !!!
che sto comprando un motorino perchè non ce la faccio più: ogni giorno mi sveglio alle sei e accompagno il figlio al lavoro, poi alle 17:00 lo vado a prendere e lo accompagno a scuola...ma chi è che lavora??
Lui o io???
E però mi faccio la colazione ogni mattina con delle trecce drogateeee, perchè non posso più farne a meno e ho quest'altra uscita nello scarso bilancio familiare:
due euro e quaranta ogni giorno....
e che lui oggi ha perso scuola perchè io avevo riunione e mi sta rompendo chiedendomi di lasciargli il pc.
Che mi sono messa a leggere un libro che è un capolavoro ed il mio mi sembra una cacchina e mi scoraggio.
Che è difficile dimenticare quello che c'è stato e che è come smettere di fumare.
Cosa che non faccio.
E che corro corro corro, dalla mattina a sera.
Ma però...compro il motorino.
Usato: 100 euro.
Poi ci sono voluti altri 90 euro per la targa e altri 210 euro per l'assicurazione e però mi dicono che non può camminare perchè ci vuole la revisione.
Ma io corro lo stesso, che, tanto, ho la macchina a gas.
L'avevo comprata per raggiungere senza tante spese quella casa dove mi piaceva tanto stare, ma va bene lo stesso.
Risparmio.
Che ora vado a cenare ma che non cucino niente.
Quello che c'è si mette a tavola e godiamo della nostra compagnia.
Piove sul bagnato ma io ho un ombrello e un arcobaleno. Uno sulla testa e quell'altro dentro il cuore.
Così va, se vi pare.

mercoledì, settembre 17, 2008

solo tre parole

Mio figlio si è iscritto al serale e si è bocciato da solo. Cioè, ha rinunciato al quinto, che aveva frequentato ben due volte, ed è ripartito dal quarto.
Dice che vuole sapere le cose e non far finta.
Ma io che c'entro? Ogni sera alle 23:00 lo devo andare a prendere a scuola, perchè non ci sono i mezzi. E che ne so se è vita questa.
Oggi ho lavorato dalle 7 di mattina alle 7 di sera. C'era di tutto in questa giornata, anche i colloqui. Per strada, fra incontro con la dirigente e, al ritorno gli gnocchi, una canzone alla radio mi ha fatto ricordare che è giusto piangere, lasciarsi andare. Allora mi sono fermata in una piazzuola, e ho scaricato due litri di acqua dagli occhi e ho trovato gli gnocchi freddi.
E sto scrivendo un libro ma, per ogni frase, devo andare a fare una ricerca.
Come collocare mia madre in una Torino degli anni 40? E la schiavitù in Brasile è finita soltanto nel 1888 e poi arrivarono gli europei a fare gli schiavi.
Bisogna conoscere le cose prima di descriverle ed io sto entrando nelle informazioni. Mi sto in/formando.
Le navi...ma che ne sapevo io del fascino dei nostri trans/atlantici?
L'ultima ricerca è sulle navi da guerra chè devo descrivere un bacio.
Strano come tutto si collega con un filo che tengo in mano.
Da cuoca a sarta.

martedì, agosto 26, 2008

Narcisi

Che poi è anche il nome di un fiore...
Chi riconosciamo nella descrizione? C'è sempre un narciso nei nostri vasi.

Vi sono individui che, per cause diverse, trovano difficoltà a distaccarsi facilmente dal grande narcisismo originario. Per loro, anche da adulti, gli altri non saranno mai veramente importanti, al centro del loro mondo vi sarà sempre e solamente il proprio sé.
Hanno una difficoltà enorme ad avere e mantenere rapporti relazionali veri con gli altri, a dare e ricevere affetto ed amore ed a sentirsene gratificati in modo adeguato. Se il narcisismo è patologico che ne è affetto prova amore non per gli altri individui reali, ma per ciò che il proprio narcisismo riconosce in loro di simile.
Come si presenta la personalità narcisistica adulta?
È caratterizzata da una visione di aspetti contraddittori: da un lato tali persone hanno un concetto molto elevato di sé, e dall'altro provano un bisogno sproporzionato di riconoscimento da parte degli altri.
Invidiano gli altri, tendono ad idealizzare alcune persone dalle quali si aspettano riconoscimenti e gratificazioni, mentre svalutano e disprezzano gli individui da cui non si attendono nulla. Al fondo di questo duplice atteggiamento verso gli altri (timore-ammirazione da un lato, svalutazione dall'altro) vi è l'immagine di un sé esteriormente forte e sicuro, ma in realtà vuoto perché affamato e non nutrito a sufficienza, pertanto assalito da una collera enorme ed impotente per la frustrazione che subisce (come un bambino molto piccolo che piange perché non viene sfamato al momento giusto).



Un'esperienza soggettiva riferita spesso da queste persone è la sensazione di vuoto : tale vuoto indica sia la difficoltà ad essere in un buon rapporto con sé stessi (con le proprie capacità a “fare cose buone”), sia con gli altri. La personalità narcisistica non sta bene con sé stessa e non sta bene con gli altri, non ama sé stessa e non ama gli altri.
Questi individui sono spesso invidiosi, tratto legato a forti desideri orali insoddisfatti.
Altra caratteristica che li contraddistingue è una tendenza alla seduzione calcolata ed alla manipolazione dell'altro.
Provano tutti un forte distacco dalle proprie emozioni, positive o negative, che spesso non sono nemmeno in grado di riconoscere.
La sessualità è vissuta a livello di “conquista da esibire”, ma, una volta esauritasi la fase della conquista, il seguito non esiste.
Tutte queste personalità hanno un vero e proprio terrore della vecchiaia, più che della morte, e paura dell'assumersi delle responsabilità, anche se possono ostentare, esteriormente, una grande sicurezza.
La “personalità narcisistica” per stornare collera, invidia e paura di non essere all'altezza, si culla in fantasie di bellezza, ricchezza ed onnipotenza. Questi fantasmi diventano il nucleo di una concezione di sé grandiosa, apparentemente capace di tutto.
Ne consegue che facilmente, quando subentra uno scontro grave con la realtà, tali individui vadano letteralmente in pezzi.
Proprio questo avviene nella seconda metà della vita, quando insorge il fantasma della vecchiaia o, nel corso della vita stessa, in presenza di lutti, separazioni, eventi importanti.



venerdì, agosto 22, 2008

che disastro !


Sarebbe stato bello vivere in un paese nel quale, di fronte alla morte, almeno di fronte a quella, non ci fosse la paura delle parole.insieme al dolore per la grande perdita.
Parole come” Domenico e il suo compagno” ,” il figlio della coppia”…
Parole che sarebbero state usate, se questa fosse una coppia appartenente a quel preciso modello di società verso il quale ci indirizzano continuamente, quel modello che nega il diritto di cittadinanza a chi si discosta da esso.
Nemmeno da morti si hanno dei diritti.


Domenico diceva che «solo chi sa sognare può volare» e chi l'ha conosciuto giura che quelle parole non avevano niente a che fare con la sua professione di steward.
Aveva 41 anni e la pretesa di chi è felice: vivere cent'anni assieme alle persone più amate. Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: erano loro quelle persone. Erano la sua «famiglia», le sue vacanze, i suoi sogni, i suoi coinquilini nella bella casa di Parigi, «una piccola reggia accogliente e calda » come racconta il cugino.
Ed invece delle semplici parole, man mano che la notizia arrivava ,insieme al dolore, fra quel misto di paura, disagio, rifiuto ed ipocrisia, si avvertiva un grande imbarazzo.
Insomma, eccola qua, l’omofobia e l’infinita tristezza.



Sarebbe stato bello vivere in un paese dove le cose vengono raccontate per quelle che sono, principalmente le belle cose ed, invece:

Da Repubblica:

“Un cugino omonimo di Domenico Riso spiega che l'assistente di volo stava andando in vacanza con il suo amico francese Pierrick Charilas, ex campione di aerobica, e il figlio di quest'ultimo, Ethan, di tre anni. "Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio", aggiunge. Nella lista dei passeggeri figurano sia Pierrick che Ethan Charilas, entrambi periti nella sciagura.”


Da Il Giornale:

“Il mistero del bimbo "Domenico stava andando alle Canarie con il bimbo di 3 anni che aveva in affido. Insieme con loro c’era un amico di Domenico, Pierrick". L'amico è Pierrick Charilas, ex ginnasta francese, 30enne. E sulla lista dei passeggeri al nome Ethan corrisponde lo stesso cognome Charilas, quindi il bimbo potrebbe essere figlio dell'amico di Riso. Del bimbo parla Domenico Riso, il cugino omonimo che era andato a trovare lo steward appena 3 mesi fa. "Era un bambino francese di 3 anni - ha detto ai giornalisti - e Domenico mi disse che lo andava a prendere spesso per trascorrere insieme qualche giorno. Il suo nome era Ethan". Ma in famiglia preferiscono non parlare del bambino in affido. Il prossimo 2 settembre Domenico Riso sarebbe dovuto partire nuovamente per Parigi ospite del cugino omonimo.“

Dal Corriere della Sera:

IL BAMBINO - Dapprima si pensava che la vittima italiana fosse un bambino. Un ragazzino ci sarebeb comunque stato: Ethan Charilas, figlio di un amico di DOmenico. A rivelarlo è un cugino della vittima italiana, che porta il suo stesso nome, Domenico Riso: «Mio cugino era in viaggio verso le Canarie col suo amico Pierrick Charilas e suo figlio Ethan di tre anni. Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio». Sia Pierrick sia il figlio risultano tra i morti. «Tre mesi fa - ha aggiunto il cugino - sono andato a trovarli nell'appartamento che avevano vicino Disneyland a Parigi. Mi hanno accolto in una bellissima casa e ho fatto una cena principesca. Mio cugino aveva arredato una stanza per il bambino con tanti giocattoli e ovunque andavamo con noi c'era Ethan». «Mi aveva detto - ha detto ancora - che quest'estate sarebbe venuto a Isola invece all'ultimo momento mi ha detto che andava alle Canarie con l'amico e il bimbo e che sarebbe tornato qui a Natale. Purtroppo non c'è più e di lui mi rimane solo un sms che custodisco nel cellulare».

...E continuano su questo tono...
Ma quand’è che impareremo ad usare le parole per dire ?

lunedì, agosto 18, 2008

d'amore e d'odio


Quando ho visto che si trattava di un romanzo che abbracciava un secolo di Storia mi sono un po’ spaventata visto la mia poca memoria per date e nomi ma, un romanzo “ al femminile” ed in più, scritto da una donna, messinese per giunta, mi ha incoraggiata alla lettura.
E ho fatto bene. Questa estate, sotto l’ombrellone, ho letto questo bellissimo libro come se assistessi ad un’opera teatrale.
La tecnica narrativa usata da Maria Rosa Cutrufelli, mi ha aiutata a non confondermi fra personaggi ed eventi ed in più, ha reso la lettura veloce e piacevole.
Nora, Elvira, Isa, Leni, Carolina, Sara e Delina si muovono sulla penisola e su periodi storici e fanno conoscere le loro vicende attraverso altre persone che, in ogni capitolo ( che si leggono come dei tempi teatrali) simulano un dialogo con un interlocutore.
I tempi sono rappresentati da una data e dal nome di una donna che sono i titoli di ogni capitolo nei quali si intrecciano le storie dei personaggi con la grande Storia.
Donne:
che si rendono indispensabili come crocerossine agli inizi del 900 e che dimostrano di essere degli esseri pensanti;
che si oppongono alla guerra;
sindacaliste e socialiste che pagano cara la loro scelta;
che ottengono il diritto al voto.
Donne ribelli, forti, combattive.
Dal 1917 si arriva, attraverso le vicende di queste donne appartenenti alla stessa famiglia, anche se non discendenti in linea diretta, al 1989 con l’esultanza, a Berlino, per la caduta del muro.
In questo quinto tempo della storia, nel quale la narratrice rivela il suo amore per Carolina, in uno struggente, a volte, dialogo con la madre, ho collegato quel muro che cadeva con un muro di pregiudizi che, volendo, si riesce ad abbattere.
Toccante, per me, che ho abitato per quattro anni, in quel “ triangolo della morte” formato dalle città di Augusta, Priolo, Mellili, il penultimo tempo, nel quale si narra con maestria una realtà poco conosciuta nel resto d’Italia. La speranza della popolazione in quel “ progresso” che si è presentato, come opportunità per quella zona, nel 1994, per poi rivelarsi , con l’inquinamento criminale e la distruzione dell’ambiente, degrado, malattie e morte.
Tristi, quasi angoscianti, i due ultimi tempi, quello della distruzione dell’ambiente e dei barconi carichi di clandestini, come se il romanzo, che inizia con la guerra e quindi, con la distruzione la miseria e la morte, dopo un secolo, finisse quasi allo stesso modo.
Il che, ci fa pensare…

lunedì, agosto 04, 2008

ex voto





...CE LA FARO'?
























...ce la faro'?









ce la faro' ?












CE LA FARO'?


















MA SI...


Forse ce la faro'...









martedì, luglio 15, 2008

Furnari, eppure esiste !

Parto.
Vado di fronte alle isole Eolie. Che così le guardo e sogno di raggiungerle.
E tutta la bellezza del viaggio, mentre si aspetta di sbarcare.
Vedete quella casetta bianca? E’ la che stiamo per due settimane.
Dovevamo essere in tre ma saremo in due.
Come la canzone dell’Hully Gully, solo che, nella canzone il numero aumenta, mentre, in questo caso, il numero diminuisce.
Ma parto lo stesso.
Nella valigia c’è una frase nuova: ricominciare da me.
Sposto la freccetta.
L’Annarita dice che è il mio karma, quello della disponibilità verso tutti i malesseri del mondo, dimenticando le mie esigenze e i miei desideri.
Credo che vada curata, questa parte che non ho chiesto ma me la ritrovo in quel miscuglio che è il DNA e mettiamoci anche i traumi infantili ed adolescenziali.
E così , siamo a posto.
Ma, cristo ! Ma cosa siamo?
Mi risparmio i soldi della psicologa, cerco di fare la paziente fai da me, chè, io, so leggere certe carte.
Ed intanto vado.
Dove siamo state così bene, eppure qualche piccola crisi c’era stata.
Come sempre. Come tante.





C'è chi dice disamore, io dico un'altra cosa.



















Laghetti. E quante risate, quanta serenità, quanti bei momenti.
Ma perché le persone non riescono a lasciarsi andare nella felicità?
Forse è troppo banale?
O dobbiamo per forza pagare qualcosa?
O andare alla ricerca dell’impossibile?
Boh…
Io ho da ricominciare. E mi sa che è abbastanza tardi.
Ma, vado....


....poi torno

mercoledì, luglio 09, 2008


Vivo continuamente in ritardo sull'anticipo.
E corro corro, in questi campi del Tennessee.
Vado ad imparare ad usare le lavatrici a gettoni,per i copri divano, a prendermi un caffè, a trovare un posto e mi vado perdendo fra le coltivazioni
di granturco.
Che verdeggiano.
Nel gioco della gatta e della topa, preferisco fare la solita tartaruga.
Ieri, non avendo seguito la Guzzanti o il Grillo parlante mi sono trovata come uno spettatore qualsiasi.
Ma cosa vogliono farci credere? Ma, avete visto Primo Piano?Quello di Rai 3 ?I nostri, a detta dei nostri, sono stati troppo, come dire?poco educati, forse invadenti.
Hanno parlato male addirittura del papa!
E la Guzzanti, poi, poteva non infierire, come ha fatto, contro la Garfagna.
Che io mi dico:
Ma che è? Ma in quale paese stiamo?Tutti educati dobbiamo essere? Tutti senza un singulto?
Ma l'ascoltatore medio, quello che sa poco, cosa capisce? Niente !
E poi, su LA7 i Viaggi di Nina. Non so perchè ma io, ad un certo punto, mi rompo.
E, nel frattempo, gli amori finiscono e tu ti chiedi e ti domandi ma poi decidi.
La tartaruga che è in te, decide di sorprenderti.
Andiamo, andiamo. Avevo un vulcano nella pancia e una pentola a pressione nel cuore e nella testa.Prima che scoppino, andiamo.
Dentro un uragano,in autostrada,cercando un pò di gas, non per uccidermi ma per camminare, in modo da poter usare,poi, quel mio amato gerundio progressivo, camminando, mi sono detta
" non chiamo!"
Volava tutto
cartelli
pompe
guanti dai cestini e l'algerino si rifiutava di affrontare tutta quell'acqua e mi faceva dei segni,
ed io ferma, sulla macchina come fosse in una zattera, a dirmi:
" non chiamo "
Io, non chiamo.
Alla stazione di Verona, fra indiani stanchi e slavi in tour, rom che bestemmiano, forse, a ragione, mentre aspetto il figlio bamboccione che non si è informato sullo sciopero, 3 ore di attesa fra la gente più strana, mentre leggo in macchina per uccidere, almeno il tempo ,almeno quello, ben due tipi, accostati al finestrino, tirano fuori il pisello e pisciano. A turno si intende.
E che devo dire?
A turno:
Porci !
Non chiamo, non chiamo.
Non chiamo.
Sono solo dipendenze.
Chiudo la macchina e vado a buttarmi dentro il veleno di un big Tasty al McDonald e, anche li, che umanità varia, che desolazione.
Chissà cosa c'è nel formaggio del mio panino americano?
Chissà cosa c'è da scoprire ancora nel mio cuore?
Chissà cosa nascondono? Il panino ed il mio cuore.
Ma come sempre accade, quando mi guardo intorno, trovo sempre due occhi che mi vogliono dire qualcosa. Ma non raccolgo,non raccolgo.
Io voglio andare a ritroso, voglio ritrovarmi, perdendomi di nuovo.
Andiamo, andiamo....l'estate è lunga. Facciamola galleggiare la papera, e soffiamole addosso,
magari vola.

giovedì, luglio 03, 2008

Saturno contro, avevo un sogno











che i sogni poi, non possiamo lasciarli sempre in un cassetto.





Avevo un sogno. Una famiglia alla Ozpetek, con froci,trans, etero,ribelli, artisti, gay, lesbiche che girano per casa.





E una persona accanto per ridere insieme e costruire qualcosa, fosse anche soltanto un altro sogno da inseguire. Insieme.





Per quasi 5 anni mi sono dimenticata che questo era il mio sogno.





Per quasi 5 anni a combattere con quella bestia che si chiama omofobia e che si è travestita, in questo tempo usato e consumato, di mille altri vestiti, per finire, adesso, che tutto finisce, con un "quadro astrale"nel quale non siamo compatibili.





Saturno contro? Mi cadono, semplicemente, le braccia.





Mi guardo intorno. Quelle che,insieme, hanno camminato.





Io mi sono fermata.





Ho camminato si, ma da sola e, nemmeno su strade parallele e mi è tanto mancata .





Io, sono stata, in tutti questi anni, un semplice fantasma o, nel migliore dei casi, un ectoplasma.





Eppure ci siamo tanto amate.





Ecco quello che volevo, all'inizio.





Una coppia "diversa", lontana dalla simbiosi ma, elastica e condivisibile.





Ma, se l'omosessualità, per anni, è stata vista come malattia, perchè non considerare malattia anche l'omofobia?





Io mi alzo dalla sponda del fiume, mi alzo dalla seggiolina sulla quale ho dovuto imparare ad aspettare, seduta.





Io mi alzo da questo stato di precarietà definitiva.





Abbandono i ciclici tzunami che mi hanno avvelenato la vita.





Mi rifiuto di aspettare ancora che qualcosa cambi.





Vado. Cammino che, a questa età, 5 anni valgono il triplo.





Volevo una famiglia alla Ozpetek e, spesso mi sono trovata nella soap Sexy and the City.

Riparto dal sogno.

Ecco...io sono e sarò sempre, quella col cappellino.



lunedì, giugno 30, 2008

Sotto lo striscione

Avevo messo questo Pride in un piatto del sacrificio. Offrivo il mio politico al mio privato.
Ma poi, è arrivata una luce e mi sono messa in macchina e sono andata.
Là, all'ombra dello striscione.
Pe voi che non ci siete mai stati, incollo il discorso finale di Giuseppina La Delfa, grande persona, nonchè bellissima amica. Discorsi che se ascoltati dal popolo GLBT hanno un senso ma dovrebbero essere ascoltati da tutto il popolo.



Discorso dal Palco del Bologna Pride – 28 giugno 2008 di

La Delfa Giuseppina Presidente di
Famiglie Arcobaleno
associazione di genitori omosessuali


Sono 38 anni che facciamo i Pride. E siamo tutti un po’ stanchi di ripetere e chiedere le stesse cose anno dopo anno. Ma dire che i Pride non sono serviti a nulla sarebbe falso : ognuno è servito, mai come ora si è parlato di omosessualità.

Ma certo non pensavamo che sarebbe stato così difficile ottenere dignità e rispetto.
Quelli che dovrebbero essere i nostri interlocutori privilegiati, i politici che fanno le leggi, fanno finta di non vederci e di non sentirci.

Domani probabilmente, nei giornali, avremo il solito silenzio vergognoso della politica timida e paurosa e ipocrita e i soliti insulti da quella demagoga che nutre l’ignoranza e la violenza.

E come al solito qualcuno farà finta di scandalizzarsi perché abbiamo portato i nostri figli al pride. Qualcuno che dimenticherà di dire alla gente che i nostri figli non sono tutelati nei loro affetti e nei loro beni.

I nostri figli sono qui con noi perché oggi è il giorno della festa : una grande e bella festa alla quale hanno diritto di partecipare, sono qui perché, in quanto famiglie, non è possibile separarci dal resto del mondo. Perché tutti i giorni, noi e i nostri figli, viviamo insieme alla gente, visibilmente, da padri gay e madri lesbiche ma … non siamo solo soltanto gay e lesbiche o trans !

I nostri figli sono qui perché siamo parte del tessuto sociale, perché siamo madri e padri e anche figli e figlie, siamo nipoti, cugini, siamo cittadini che lavorano, studiano, s’ammalano, siamo persone che perfino muoiono quando arriva il momento e che impazziscono perché non sanno che fine farà il figlio avuto con la compagna, perché non sanno se il figlio potrà ereditare dall’altro genitore di cuore, di pancia di testa ma non legale, non sa nemmeno se il compagno stesso sarà buttato fuori di casa da parenti ignari o poco rispettosi.

Ecco perchè sono qui i nostri figli : perché sono la nostra vita e noi siamo la loro, perché testimoniano e chiedono insieme a noi diritti e tutela che ci spettano che spettano loro. Sono qui perché hanno bisogno di certezze e di sicurezza. Ma più di tutto, sono qui perché desiderano rispetto e dignità per loro e per noi, loro genitori. Cosi come lo pretendono i genitori dell’AGEDO per i propri figli.



Ecco ! La gente deve cominciare a pensare in altri termini e non vederci come distorti fastidiosi !
E’ a loro che voglio parlare ora :
ricordatevi che siamo le vostre figlie e i vostri padri, siamo i vostri insegnanti, siamo architetti e commercianti, siamo i vostri vicini di casa che salutate ogni mattina col sorriso e quelle che comprano insieme a voi il giornale all’edicola sotto casa.

Siamo parte integrante di questa società, siamo persone a voi care ma spesso non sapete che siamo omosessuali. Non lo sapete perché abbiamo paura per noi, e per voi. Abbiamo paura di imbarazzarvi, abbiamo paura di non essere più amati da chi ci ama da sempre. Abbiamo paura di farvi del male.
E intanto, noi siamo ancora qui a gironzolare senza identità….

Quando finirà la festa, domani, molti di noi torneranno a casa, nel proprio quartiere, al lavoro, rimettendo la maschera dell’occultazione e a volte della bugia.
Ora se la politica non ci ascolta, se la politica ci insulta e ci ignora, è perché la gente che abbiamo intorno non ci sostiene e non ci protegge, perciò è verso la gente che dobbiamo andare ed è alla gente che dobbiamo parlare.

L’esperienza delle Famiglie Arcobaleno dimostra che andando verso la gente e dando loro fiducia, si riesce con pazienza e determinazione a superare l’imbarazzo, la vergogna, la delusione di chi ci ama e di chi ci sta vicino.

La gente non ci conosce, non vuole capire una cosa fondamentale : io sostengo che NON SIAMO UNA MINORANZA.

Siamo parte integrante di questo mondo, siamo parte della loro vita, da sempre ! Solo che ora vogliamo vivere alla luce del sole i nostri amori, le nostre relazioni, le nostre vite. E non è possibile estirparci come la gramigna ! Non siamo erbacce da buttare via ma siamo parte integrante delle vostre vite, siamo colori e luce, siamo ricchezza e varietà, siamo forza dirompente e creativa !

Dobbiamo costruire relazioni più vere con la gente : svegliamoci anche noi ! si togliamo il velo e siamo visibili ! per rispetto verso noi stessi. Noi delle Famiglie Arcobaleno l’abbiamo fatto per dovere e responsabilità verso i nostri figli, è tempo di farlo tutti quanti per rispetto e dovere verso noi stessi !


Allora avremo i diritti. E i doveri che ne conseguono.
Si, li avremo perché la politica demagoga e la chiesa demagoga non potranno più insultarci e ignorarci quando avremmo costruito una rete di accoglienza e di protezione. La vera libertà comincia da noi: siamo responsabili delle nostre vite. La dignità comincia dalla trasparenza, dalla chiarezza, dall’orgoglio, dalla visibilità.

Dobbiamo continuare a pretendere dialogo e ascolto da tutte le realtà politiche e sociali per ottenere pari diritti, laicità, dignità, ma prima di tutto dobbiamo convincerci che è attraverso la visibilità che riusciremo ad essere vivi davvero.

Facciamoci vedere. Togliamoci le maschere !

Buon pride a tutti
io sono quella col cappellino che tiene lo striscione e guarda a sinistra...

venerdì, giugno 13, 2008

ROMA val bene una messa....IN PIEGA !


Vado a Roma, anzi, precisamente a Frascati
C'è il

E, parlando di Roma, magari mi viene di parlare del papa e, parlando del papa, vorrei lasciarvi un articolo sul TESTAMENTO DEL CARDINALE, che, fosse stato lui il nostro papa, forse le cose sarebbero un pò diverse.
di Marco Politi, La Repubblica 19.5.2008
Io, le mie difficoltà con Dio

Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: "Perché non ci dai idee migliori? Perché non ci rendi più forti nell'amore e più coraggiosi nell'affrontare i problemi attuali? Perché abbiamo così pochi preti?».
Oggi, entrato in uno stato d'animo crepuscolare, confida di domandare a Dio di non essere lasciato solo. Nell'ultima stagione della sua vita Carlo Maria Marini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i "Colloqui notturni a Gerusalemme", appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse «e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo».
Con padre Georg Sporschill, gesuita anche lui, l'ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. Sì, ammette, «ho avuto delle difficoltà con Dio». Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in croce. «Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché !'interrogativo mi tormentava». E neanche la morte riusciva ad accettare. Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo?
Poi ha capito. «Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza». E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. «Io spero di poter pronunciare nella morte questo SI a Dio» . Però, se potesse parlare con Gesù, Carlo Maria Martini gli chiederebbe «se mi ama nonostante le mie debolezze e i miei errori e se mi viene a prendere nella morte, se mi accoglierà». I discorsi di Gerusalemme sono come un lungo simposio notturno, senza bevande, alimentati soltanto dallo scorrere dei ragionamenti, rassicurati dalle ombre calde di una sera che si prolunga fino all'alba.
C’è stato un tempo racconta in cui «ho sognato una Chiesa nella povertà e nell'umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente che pensa più in là. Una Chiesa che da coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa».
Eppure a ottantun anni il cardinale, grande biblista, non rinuncia a suggerire alla Chiesa di avere coraggio e di osare riforme. E’ essenziale avere la capacità di andare incontro al futuro. Il celibato, spiega, deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare ad un parroco sempre più parrocchie o im-portare preti dall'estero non è una soluzione. «La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (cioè uomini sposati di provata fede, ndr) va discussa». Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa.
Ricorda che il Nuovo Testamento conosce le diaconesse. Ammette che il mondo ortodosso è contrario. Ma racconta anche di un suo incontro con il primate anglicano Carey, al tempo in cui la Chiesa anglicana era in tensione per le prime ordinazioni di donne - sacerdote (avversate dal Vaticano). «Gli dissi per fargli coraggio che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti«».
Sul sesso il cardinale invita i giovani a non sprecare rapporti ed emozioni, imparando a conservare il meglio per l'unione matrimoniale, ma non ha difficoltà a rompere tabù, cristallizzatisi con Paolo VI, Wojtyla e di Ratzinger. «Purtroppo l'enciclica Humanae Vitae ha provocato anche sviluppi negativi. Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari». Volle assumersi personalmente la responsabilità di decidere sugli anticoncezionali. «Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia». A quarant' anni dall' enciclica, dice Martini, si potrebbe dare «un nuovo sguardo» alla materia. Perché la Bibbia, ricorda, è molto sobria nelle questioni sessuali. Assai netta è soltanto nel condannare chi irrompe, distruggendo, in un matrimonio altrui. Chi dirige la Chiesa, sottolinea, oggi può «indicare una via migliore dell'Humanae Vitae». Il Papa potrebbe scrivere una nuova enciclica. E l'omosessualità? Il porporato ricorda le dure parole della Bibbia, ma rammenta anche le pratiche sessuali degradanti dell'antichità. Poi aggiunge delicatamente: «Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali, uomini molto stimati e sociali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli». Troppe volte, soggiunge, la Chiesa si è mostrata insensibile, specie verso i giovani in questa condizione.
C'è un filo rosso che lega i suoi ragionamenti nella quiete di Gerusalemme. I credenti non hanno bisogno di chi instilli loro una cattiva coscienza, hanno bisogno di essere aiutati ad avere una «coscienza sensibile». E vanno stimolati continuamente a pensare, a riflettere.
«Dio non è cattolico», era solita esclamare Madre Teresa. «Non puoi rendere cattolico Dio», scandisce Martini. Certamente gli uomini hanno bisogno di regole e confini, ma Dio è al di là delle frontiere che vengono erette. «Ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo».
Dio non si lascia addomesticare. Se questa è la prospettiva ci si può rivolgere con spirito più aperto al non credente o al seguace di un' altra religione. Con chi non crede ci si può confrontare sui fondamenti etici, che lo animano. Ed è bello camminare insieme a chi ha una fede diversa.
«Lasciati invitare ad una preghiera con lui - suggerisce con mitezza Martini - portalo una volta ad un tuo rito. Ciò non ti allontanerà dal cristianesimo, approfondirà al contrario il tuo essere cristiano. Non avere paura dell'estraneo».
Per il cardinale la grande sfida geopolitica contemporanea è lo scontro delle civiltà. Conoscono davvero i cristiani il pensiero e i pensieri dei musulmani - si chiede Martini e come fare per capirsi? Tre sono le indicazioni. Abbattere i pregiudizi e !'immagine del nemico, perché i terroristi non possono davvero fondarsi sul Corano. Studiare le differenze. Infine avvicinarsi nella pratica della giustizia, perché l'Islam in ultima istanza è una religione figlia del cristianesimo così come il cristianesimo è figliato dal giudaismo.
La regola aurea del cristiano - Martini lo ribadisce in questo suo scritto che assomiglia tanto ad un testamento spirituale - è «Ama il tuo prossimo come te stesso». Anzi, spiega con la precisione dello studio-so della Bibbia, Gesù dice di più: «Ama il tuo prossimo perché è come te». Da lì sorge l'imperativo a praticare giustizia. È terribile, insiste Martini, invocare magari Dio nella costituzione europea, e poi non essere coerenti nella giustizia. Equi il cardinale di Santa Romana Chiesa tira fuori il Corano elegge la splendida sura seconda. Non si è giusti, se ci si inchina per pregare a oriente o a occidente. Giusto è colui che crede in Allah e nell'Ultimo Giudizio. Giusto è colui che «pieno di amore dona i suoi averi ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai pellegrini». Chi fa l' elemosina e riscatta gli incarcerati.
«Costui è giusto e veramente timorato di Dio». Poi torna riflettere sull'Al di là. C'è l'Inferno? Sì. «Eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti». E se esistono persone come un Hitler o un assassino che abusa di bambini, allora forse l'immagine del Purgatorio è un segno per dire: «Anche se tu hai prodotto tanto inferno (sulla terra) forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito». Non finirebbero mai i discorsi notturni di Gerusalemme. Lo si capisce dall'andamento quieto delle domande e delle risposte. Come onde che si susseguono. Martini nel frattempo è rientrato in Lombardia, fiaccato dal Parkinson. A chi lo ascolta, lascia questo segnale: «Possiamo anche lottare con Dio come Giacobbe, dubi-tare e dibatterci come Giobbe, rattristarci come Gesù e le sue amiche Marta e Maria. Anche questi sono sentieri che portano a Dio».

martedì, giugno 03, 2008

fiumi sopra il livello di guardia


Sono stata nel Monferrato.
Per caso, ho ritrovato un'amica che non vedevo da 16 anni. Ci lega un magico filo.
I fiumi che abbiamo attraversato erano in piena. Come il mio cuore sotto catena e le mie trattenute lacrime.
La mia amica, l'ho lasciata abbastanza ricca e l'ho trovata locandiera, proprio qui
fra i vigneti. Felicemente invecchiata.
E subito ho iniziato a pensare a qualche week end con tutti le mie care ed i miei cari.
Ma i fiumi sono in piena, e non mi va neanche di parlare.Figuriamoci sognare.
Io ho voglia di sentirmi amata.
desiderata
accettata
voluta
cercata
sognata
Ho bisogno di sentirmi amata.Come una donna che rappresenta il presente, un bel pò di passato e una speranza di futuro.Come una donna con la quale, quell'altra, ha scritto molti capitoli del libro.
Guardavo il Ticino ed il Po sopra il loro livello di guardia.
Come capita al mio cuore.
Ormai, troppo spesso.
Odio le alluvioni !
Fanno solo disastri, distruggono le risaie ed i loro pantani.