ieri sera la riunione dell'Ordine degli Psicologi
della Lombardia riguardo alla questione Nicolosi :
alla riunione erano invitati anche il Dott. Ricci (quello di Nodi
Freudiani che presenta al convegno di Nicolosi il libro dello stesso)
e il Dott. Rigliano.
C'erano poi 14 consiglieri dell'ordine e
40 "ospiti" psicologi che potevano assistere.
Hanno ascoltato le ragioni di Ricci per 15 minuti.
Lui sostiene che la parola "riparare" sia stata tradotta male dall'inglese e che significa
altro, rispetto a quello che è in italiano.
Poi c'è stata una breva discussione e hanno votato per uscire con un
comunicato sul sito e nella mailing list degli psicologi per
condannare le terapie riparative e il pensiero di Nicolosi.
10 su 14 si son detti a favore.
Tra i contrari c'è il Dott. Molinari (docente della Cattolica ed ex
presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia) e 3 suoi
compari.
L'Ordine Nazionale del Lazio, della Toscana e della
Campania si sono già espressi contro le terapie riparative.
Un successo!
Le azioni di dissenso che un libero e una libera cittadina possono fare ?
1) MANIFESTARE DAVANTI ALLA SEDE DEL CONVEGNO (President Hotel Via Martiri della Libertà 72 - 25030 Roncadelle (Bs),
2) SOMMERGERE DI MAIL TUTTI GLI ORDINI REGIONALI DEGLI PSICOLOGI perché prendano una posizione netta contro tali teorie
3) FIRMARE LE PETIZIONI ON LINE:- Petizione per chiedere a Report e a Presa diretta di promuovere un'inchiesta giornalistica sulle terapie riparative
Petizione "nessuno ci può riparare" contro le Terapie Riparative su iniziativa della dott. Paola Biondi
4) IL 26 MAGGIO PARTECIPARE ALL'INCONTRO CON KASHA, presidente di un’associazione lesbica Ugandese, per sentire cosa sta succedendo in UGANDA e per sapere cosa possiamo fare noi.Tra i promotori del disegno di legge, in discussione in queste settimane in Uganda, che si propone di "eradicare" l'omosessualità introducendo misure repressive pesantissime, tra cui la pena di morte, ci sono anche gli evangelici, gruppo di fede cristiana che ha abbracciato completamente le teorie di J. Nicolosi
giovedì, maggio 13, 2010
Terapie riparative a Brescia: notizie dal fronte
martedì, maggio 11, 2010
a proposito del post "di sotto"
in modo errato perche' solo le istituzioni possono darlo - ci sono tutti
movimenti e associazioni cattoliche legate a CL ma
tra i co-relatori c'e' pero' un certo G. Ricci terapeuta che fa parte di
*nodi freudiani* un'associazione lacaniana.
Visto che l'ordine degli psicologi della lombardiasi riunirà in consiglio il 12
proprio per prendere posizione sulle teorie riparative, e che hanno invitato in
qualita' di esperto Paolo Rigliano che tra l'altro ha curato su "Gay e
lesbiche in psicoterapia" un saggio voluminoso ed esaustivo proprio su
queste teorie, perchè non iniziare bombardando con mail di protesta l'associazione :
nodi_freudiani@libero.it
Se potete, fate un copiaincolla , firmate e inviate anche voi.
E diffondete, se potete.
La mia ( e di tanti e tante altre) è questa:
Ho saputo della partecipazione, in veste di co-relatore di un vostro
associato, il dott.G. Ricci , al convegno "Identita' e Liberta' " che si
terra' a Brescia il 21 e 22 maggio e che avra' come protagonista il dott.
Joseph Nicolosi, massimo esponente delle cosiddette "teorie riparative" , da
cui la comunita' scientifica da tempo ha preso le distanze in quanto lesive
della dignita' delle persone omosessuali.
Avallare, anche solo con la propria presenza, posizioni che non hanno alcun
fondamento, se non un intento persecutorio e distruttivo, da parte di un
professionista psicoterapeuta, assume il carattare di una colpevole
complicita'.
Chiedo pertanto alla Vostra Associazione, che vede in Lacan il proprio
ispiratore, di prendere pubblicamente le distanze da tali posizioni.
Confidando in una vostra sollecita presa di posizione
porgo distinti saluti
lunedì, maggio 10, 2010
scusate lo sfogo
ATTENZIONE ATTENZIONE:
Giorno 21 e 22 maggio, a Roncadelle ( Brescia ) ci sarà un convegno importantissimo con un relatore famoso, tale Joseph Nicolosi, strenuo promotore delle terapie riparative per guarire gay e lesbiche dall'omosessualità.
Grosso, grossissimo evento.
Organizzato fra altri dal " Gruppo Lot" di Luca di Tolve alla cui storia sembra si sarebbe ispirato Povia per " Luca era gay".
VERGOGNA !
Ma finchè è il gruppo Lot, il solito Joseph Nicolosi, il povero Luca che non era etero, si capisce di chi stiamo parlando. Cadono le braccia quando leggiamo nell'elenco dei relatori e delle associazioni che organizzano o patrocinano l'evento :
- "Medici Cattolici Brescia" o
"Medicina & Persona" che si dichiara "libera Associazione fra Operatori Sanitari".
Professionisti che dovrebbero attenersi alle linee guida dettate dall'OMS.
Non si cura non si cura non si cura non si cura perchè:
NON E' UNA MALATTIA
Medici e sanitari, dunque, professionisti che dovrebbero attenersi alle linee guida ufficiali dettate dall'OMS, al Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e ai codici etici degli ordini professionali.
Noi rispondiamo così :
Pianeta Viola, in collaborazione con Amnesty International e Arci, organizza
un incontro con Kasha Jaqueline Nabagesera, presidente del gruppo lgbt:
" Freedom And Roan Uganda "
Giorno 26 maggio, quindi, riempiamo
Sala Buozzi
alle ore 20:30 - Brescia
anche per dare una risposta a chi, ancora cerca di " guarirci".
La presenza di Kasha in Italia ci da anche l'occasione di realizzare una
rete di solidarietà, alla quale parteciperanno altre città, ( Modena/Verona/Torino/Milano/Roma) a sostegno di
chi lotta in un paese dove, proprio in queste settimane si sta discutendo un
disegno di legge che si propone di " eradicare" l'omosessualità attraverso
l'introduzione di misure repressive pesantissime tra cui la pena di morte.
Noi non ci facciamo " guarire " e non permettiamo che nessuno più cerchi
di imprigionare ed uccidere gli omosessuali.
Ecco !
venerdì, maggio 07, 2010
uno spot contro il silenzio
Altri tipi di violenza...Forse contro se stesse.
Torno lunedì.
lunedì, maggio 03, 2010
Volere è potere
compleanno...
Piera , che viene chiamata " la zarina", (indovinate voi perchè ), come quella che gode fra litiganti, ha deciso per un posto
bellissimo vicino ad un fiume.
C'era solo un piccolo particolare ( dolorosissimo per me) :
la promessa di essere sul posto alle 8:00 !
Con una notte bianca la sera prima a Brescia ma si può?
Era necessario.E quando è necessario...
Ed Elisa si è prestata a darci man forte nell'impresa.
Anche se sosteneva che il tempo non avrebbe retto.
E' una pessimista.
Io rispondevo che ci sarebbe stato il sole.
Dovevamo essere li alle otto prima dell'arrivo dei russi, diceva Piera.
Ed io pensavo fosse un modo di dire, tipo
" mammaliturchi " o " il passaggio dei barbari".
Ed invece no.
Alle 8.00 del mattino di questo 1 maggio in un parco
grandissimo dove non c'era nessuno, c'erano i Russi.
Erano proprio russi i Russi !
I quali però avevano già occupato tutti i tavoli disponibili lungo 10 km ed
erano sistemati come se fossero stati li da una vita, con tutta
l'attrezzatura necessaria per una lunga, lunghissima permanenza.
E allora cosa fare?
Ci restava solo la triste opzione di occupare il posto vicino al barbecue, praticamente una striscia,
visto che avevamo, fra tante cibarie, anche 30 salsicce da consumare e circa
30 persone da aspettare.
Mentre Elisa sosteneva che siccome che il prato era bagnato non potevamo
allargare le coperte e che il tempo non avrebbe retto.
Ma io sapevo ci sarebbe stato il sole.
Come fare ad occupare il posto?
Con il nostro corpo???
Nel panico ho detto a Piera, impeccabile con la sua borsa bianca sotto il
braccio,non un filo di capello fuori posto, che sarei andata con Elisa a cercare qualcosa in macchina.
"Non ti azzardare a lasciarmi sola con i
Russi !!!"
Anche perchè, alle otto del mattino erano già alla seconda cassa di birra ed erano come in procinto di intonare Kalinka
ma, principalmente, non riconoscevano l'autorità di una zarina.
Sono andate loro mentre io ho preso la "postazione barbecue" pronta a
difenderla con la vita, se solo fosse stato necessario.
Mentre cercavamo di difendere il territorio occupato con la sola nostra
presenza e senza armi, mentre Elisa sosteneva che il tempo non avrebbe retto ed io che ci sarebbe stato il sole, e Piera chiamava Patrizia per risolvere la triste faccenda, sono arrivati dei palestinesi ad occupare la loro
striscia di Gaza fra noi e i russi e abbiamo iniziato a contrattare l'uso
del barbecue, che stava proprio in mezzo al territorio occupato da noi ma senza linea di combattimento.
Durante le trattative, Piera si è informata se avessero dei bambini,
spiegando che siamo delle maestre e che, sarebbe stato terribile, per noi,
sopportarli.
Il palestinese ci ha prontamente permesso di picchiarli, e così ci siamo
tranquillizzate e abbiamo ceduto loro il secondo turno di barbecue.
Prontamente è arrivata Patrizia, quella donna che riesce sempre a fare la cosa giusta, con un carrellino di quelli che servono per trasportare frigoriferi, portando tutto quello che
aveva raccattato ( sedie, lettini da spiaggia, teli...) che abbiamo
allargato sul prato, come fossero bandiere ,a delineare il territorio, finalmente, nostro.
Come avremmo fatto a vincere la battaglia senza armi ?
E il tavolo?
Non si poteva festeggiare il compleanno così come avevamo pianificato senza un tavolo degno di questo nome.
Patrizia che è comunista e molto montanara sosteneva che ci si poteva arrangiare benissimo per terra mentre Elisa sosteneva che il tempo non avrebbe retto ed io, invece, che ci sarebbe stato il sole.
Abbiamo chiamato Cristina e Marta che, sicuramente dormivano ancora e cercato di
ottenere ( con tutti i ricatti psicologici possibili) la promessa che
sarebbero andate alla sede del Pianeta a prendere il nostro tavolo da picnic perchè non viviamo solo di politica e ci piace anche un pò di attività bucolica.
E non c'è stata scusa ( l'allarme, la macchina piccola, il peso) che abbia
retto, contro l'esigenza di un tavolo.
Anche le ragazze iniziavano ad arrivare ed era bello, per me, sentirmi quel
filo non proprio invisibile che le univa.
Le amiche, la lista, il pianeta, le colleghe...
Con il carrellino di Patrizia che scendeva e saliva portando vettovaglie e,
finalmente,:
il tavolo !
Ma poi sono arrivati altri Russi e la signora mi ha quasi aggredita, nella
lotta per il barbecue, sostendo fosse di tutti.
E, se nell'esercito c'è una comunista come Patrizia, non si può pretendere
di tenersi il bottino di guerra.
" Cedi il posto Rosi e non fare polemiche inutili !"
E quindi, riprendi le trattative per i turni, fra noi, i Palestinesi e i
nuovi Russi, che adesso, insieme ai vecchi che stavano sul posto forse già
dal giorno prima, erano in maggioranza.
Un altro pò e ci scoppiava la terza guerra mondiale.
Poi è accaduto il miracolo.
Queste circa 30 lesbiche che eravamo, le signore palestinesi che sono
arrivate, intabarrate nei loro cappotti, i loro mariti e i loro bambini
( che avevamo licenza di uccidere ma non è stato necessario) e i signori
russi con le loro signore, ci siamo scambiati sorrisi e cibi tipici e vino.
Andando nelle rispettive postazioni, scambiandoci salsicce , fette di torta
e ricette.
Era ben chiaro per loro che quelle signore ( noi) all'angolo destro del
campo di battaglia fossero lesbiche perchè oltre al cartello ben in vista
sul famoso tavolo con su scritto
" Lesbo Catering Le Giulive"
c'erano le ragazze fresche di innamoramento,
come l'Elisa e la sua nuova fiamma, che, visto che il tempo aveva retto e c'era anche un bel sole, non si risparmiavano tenere carezze, baci
e abbracci, molto pubblici, li su quel prato faticosamente conquistato e che ci sembrava e in quel momento lo era: nostro !
Eppure ci hanno stretto la mano andandosene, russi e palestinesi, e ci siamo
dati appuntamento per il prossimo 1 maggio.
Volere non sempre è potere ma, se ci impegnamo, a volte riusciamo a
realizzarlo.
giovedì, aprile 29, 2010
happy birthday
non so quando sono nata ma pressappoco è fra venerdì e sabato.
Eppure mi hanno messo un Consiglio Comunale proprio il venerdì.
Non ci vado !
Dice che è un " Dovere Istituzionale" ma non ci vado lo stesso.
C'è la Notte Bianca qui a Brescia e arrivano le amiche e abbiamo organizzato per sabato un picnic con le salamine e tutto e mi dicono che dovrò essere li alle 8:00 insieme a un'amica che si sveglia sempre presto ( lei ) prima che arrivino " i Russi " e che dobbiamo prendere il posto mettendo la tovaglia e i piatti e preparare il barbecue e però... ALLE OTTO ??? però è un posto bellissimo accanto ad un fiume e c'è un bel prato, un bel prato verde vi ricordate Morandi?
E quando guardo quella signora allo specchio non mi riconosco. Non sono mica quella io.
Però ho comprato questi pantaloni nuovi che indosserò e sarà bello bello, e sarò bella bella bella, peccato che non ci siete ma ci sarete di sicuro.
E se piove, tutte nel mio solaio e ad arrostire salamine nel mio camino. Bisogna sempre avere la seconda opzione.
La tartaruga Rosi
domenica, aprile 25, 2010
corte dalle mie brame !

Corte delle mie brame
di Susanna Lollini
Se non fosse per il dispiacere dell’esito, potremmo dire che è andata meglio del previsto.
La Corte Costituzionale, come sapete, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale di alcune norme del codice civile che disciplinano il matrimonio nel nostro ordinamento rispetto agli artt. 2 e 117 della Costituzione e l’ha dichiarata invece infondata rispetto agli artt. 3 e 29 della Costituzione.
Inammissibile perché non spetta alla Corte Costituzionale colmare il vuoto dovuto al fatto che i padri costituenti non si sono posti il problema del matrimonio omosessuale, estendendo alle coppie formate da persone dello stesso sesso la disciplina del matrimonio civile. Né d’altra parte le norme della CEDU o della Carta di Nizza che tutelano il diritto a sposarsi e a costituire una famiglia impongono tale piena equiparazione, al contrario, rinviando alle leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio non fanno che confermare che la disciplina della materia è rimessa al parlamento.
Infondata perché per quanto sia vero che il concetto di famiglia e di matrimonio non possono ritenersi “cristallizzati” all’epoca della Costituzione, l’interpretazione che si spingesse fino a modificare la norma per includervi ipotesi allora assolutamente non considerate (come il matrimonio tra persone dello stesso sesso) non sarebbe soltanto “estensiva” ma “creativa” e ciò non è consentito alla Corte. Del resto la non “omogeneità” (questo il temine esatto usato dal giudice estensore) delle unioni omosessuali rispetto al matrimonio esclude che possa ravvisarsi una “irragionevole discriminazione”.
Questi ultimi due punti mostrano forse un po’ la corda, traducendosi in petizioni di principio, come appunto il fatto che le unioni omosessuali siano cosa diversa dal matrimonio per cui non è discriminatorio - alla luce dell’art. 3 della Costituzione - trattarle in modo diverso; o il limite insuperabile della c.d. interpretazione additiva, dato che assai spesso in passato la Corte non ha esitato ad intervenire proprio con interpretazioni additive. Tant’è, sapevamo che la Corte non se la sarebbe sentita di farlo questa volta, in questa materia. Lo immaginavamo, lo avevo scritto. Resta quindi solo la via legislativa.
Detto questo però possiamo almeno consolarci con alcune affermazioni che restano importanti nonostante lo sconforto del risultato.
Si legge infatti nelle motivazioni alla sentenza in riferimento all’art. 2 della Costituzione (la norma cioè che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”): “Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto della valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza fra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei temi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
E’ vero che aggiunge subito dopo che la pur legittima aspirazione a tale riconoscimento giuridico di carattere “generale” non deve necessariamente essere soddisfatta equiparando le unioni omosessuali al matrimonio, ma mi pare che resti comunque una bella affermazione di principio, resa per giunta dalla massima autorità giudiziaria nel nostro Paese.
Viene da dire: come potrà il nostro Parlamento eludere un simile, aperto, esplicito, riconoscimento sociale? come potrà disattenderlo?
Mi sbaglierò, ma ho come l’impressione che i nostri politici sapranno dimostrarcelo. Ciò nonostante resta vero che rispetto a ogni evoluzione sociale ci sono dei punti che potremmo definire di non ritorno. Mi pare che nel nostro caso questa affermazione della Corte rappresenti esattamente uno di questi punti: due persone dello stesso sesso hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia.
Se ci pensate bene nessuno finora lo aveva detto, né scritto, in un contesto così “ufficiale”, a parte noi, ovviamente!
Questa affermazione unita a quella secondo cui il concetto di “famiglia” e di “matrimonio” non sono dati una volta per tutte, ma ben possono essere nuovamente declinati oggi – sia pure ex lege e non per via giurisprudenziale - alla luce dell’evoluzione sociale e dei costumi, mi pare tracci una rotta ben precisa per il nostro legislatore.
Anzi in questo senso mi sembra particolarmente importante e significativa un’altra affermazione che si legge nella motivazione. Scrive la Corte: “Ne deriva, dunque, che, nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza.”.
L’interpretazione di questa affermazione non è unanime, ma mi sembrerebbe che la Corte abbia inteso affermare che indipendentemente da una equiparazione “generale”, non consentita in via interpretativa, nulla vieta che in casi specifici invece possano essere emesse sentenze che equiparano a tutti gli effetti una convivenza more uxorio tra due persone dello stesso sesso ad una coppia sposata, esattamente come è successo in precedenza per una coppia eterosessuale convivente rispetto ad una sposata.
Certo, a Roma c’è un modo per definire questo tipo di “consolazione”, ma in tempi in cui si torna a collegare “scientificamente” l’omosessualità alla pedofilia, affermazioni di questo tipo possono apparire quasi rivoluzionarie.
sabato, aprile 24, 2010
lunedì, aprile 19, 2010
Per un MOnDO POSSIBILE
Una cena al Centro Sociale che ci ha ospitate.
Abbiamo cucinato per tre giorni, sotto la guida della nostra cheffa.
Le ragazze al bar, quelle che hanno fatto il turno delle pulizie ( il prima e il dopo), le aiuto cuoca, ahimè anch'io fra loro con il microonde che si è bruciato, l'altro che non funzionava e lo sportello della grande cucina che ci cadeva sulle gambe le ragazze che prendevano le ordinazioni e le ordinazioni che arrivavano.
Un menu importante:
Lasagna vegetariana
Lasagna salsiccia zucca
Pasta gratinata ai formaggi
Insalata d'orzo
Humus con pomodori e piadina
Pollo arrosto
Pollo al curry
Ratatouille
TORTE SALATE:
Torta di cipolle
quiche lorraine
flan di erbette
gattò di patate
E i dolci ( buonissimi) preparati ed offerti da 4 delle ragazze.
E' stato importante prepararlo con le nostre mani, è stato importante lavorarci insieme per la riuscita, è stato importante dividerci i compiti.
Ha creato aggregazione e ci ha accomunate.
Fare. Ecco. Fare.
Mentre Bertone spara minchiate, mentre il papa porta le scarpette rosse di Prada, noi ci riuniamo intorno ad un progetto e ci diamo da fare.
E' andata bene.
Sessanta persone.
Era mista Sandro, peccato, ti sarebbe piaciuta, ti sarebbe piaciuto il posto e le persone.
E ti sarebbe piaciuto condividere la tavola col miracolo. Persone che ancora resistono che si danno da fare contro qualcosa che ci sembra così lontana ma che ci coinvolge (o almeno dovrebbe) tutti perchè il mondo è qui, dietro la porta. Vederle...queste persone che ancora arrivano dietro certi appelli.
Sentirla, questa rete.
Siamo anche sul quotidiano locale Bresciaoggi
Il filmato l'abbiamo presentato alla fine della cena. L'ho fatto io, vi piace?
Precede quell'altro che l'accompagnerà ( Kasha) nel suo giro per l'Italia.
Perchè Kasha verrà. C'è sempre un MOnDO POSSIBILE
giovedì, aprile 15, 2010
PARACULI !

Bertone: “pedofilia legata a omosessualità”
Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, durante una visita in Cile ha dichiarato che “è stato dimostrato da molti psicologi e psichiatri che non c’è legame tra celibato e pedofilia”: al contrario, “studi” non meglio precisati evidenzierebbero la correlazione “tra pedofilia e omosessualità”.
Insomma: PARACULI !
oggi la prima pagina migliore e' quella di liberazione:
Un'assemblea di vescovi e una sola parola: paraculi.
Spostare su di noi l'ignominia delle violenze e degli abusi fatti dai vari
prelati sui ragazzini e' quanto di piu' indegno e volgare possa esserci !
Meditiamo un pò?
...Che MERDA !
lunedì, aprile 12, 2010
lunedì, aprile 05, 2010
mercoledì, marzo 24, 2010
su quello che sta accadendo con la Corte Costituzionale sui matrimoni gay
e sugli argomenti che tratteremo domani in radio, Sylvia Beach e Adrienne Monnier per la rubrica " La storia siamo anche noi"
e poi su Margherite Yourcenar perchè, con l'altra rubrica "L'alfabetizzazione "
siamo arrivate alle Y
e che grandi donne però...
e su " Rai per una notte" di domani
e sulla manifestazione per l'Acqua Pubblica a Roma
e sul film Mine Vaganti che non mi è piaciuto e, paradossalmente, mi sono trovata a litigare con la collega giovane che lo difendeva
" E però Sara, era un polpettone! E poi troppo retorico"
" E però Rosi non capisci niente! Quel tipo di retorica ci vuole in questo paese!"
e che, finito di fumare, siamo rientrate amiche come prima.
e delle trasmissioni televisive mediasettiane becere e a trabocchetto dove ci invitano promettendo civiltà e poi finisce in solita lite ma io mi chiedo perchè ci andiamo?
e che la Manu sta pagando il viaggio per una rappresentante del movimento lgbt dell'Uganda e li si rischia molto di più ( anche con la vita) e che noi stiamo raccogliendo i fondi perchè lei non paghi tutte le spese
e che stiamo preparando un ciclo di conferenze per l'Italia
e che la Manu vuole andare un anno a fare volontariato in Uganda perchè dice che sta per compiere 40 anni e o lo fa adesso o mai più e già ha ottenuto la sospensione dal lavoro per il suo anno sabbatico
e che ancora lo deve dire a sua mamma che le verrà un infarto
e che siccome a Brescia sta arrivando Nicolosi, quello delle " terapie riparative" noi stiamo organizzando o tentando di organizzare un seminario all'Università con egregi psicologi che così si fa controinformazione e, mentre puntiamo tanto in alto ci stupiamo nel vedere che si può fare.
e che il quotidiano " Libero", dopo sette anni e lunghe udienze al tribunale di Monza deve risarcire il Circolo Pink di Verona per aver insinuato che il Circolo aveva " un occhio di riguardo per i pedofili"
e che Il Circolo Pink saluta con soddisfazione il risultato raggiunto, importante
dal punto di vista economico per la sopravvivenza dell'associazione ma
soprattutto dal punto di vista simbolico e politico perchè nessuno potrà più permettersi di accostare impunemente le associazioni o le
persone glbt all'odioso comportamento, che è anche un reato,
denominato pedofilia
e che il braccio ancora non funziona al 100 per 100 e che continuo a farmi maltrattare ma loro dicono che lo metteremo a posto mentre io penso che me lo romperanno prima o poi
e che domani ci rivado ma fa male e non ho voglia ma ci vado ecco.
Ma si è fatto tardi e non riesco a scriverlo il post. Però è tutto nella mia testa.
Si fa qualcosa...si cerca di fare qualcosa...
Come faceva la canzone?
IS MY LIFEEEEEEEEEE
mercoledì, marzo 10, 2010
7 marzo 2010

" Ciao Maschio", sull'identità di genere.
L'workshop faceva parte dell'iniziativa " Potere e gabbie delle identità"
un percorso di riflessione ed azione su identità di genere, violenza sulle
donne, machismo.
La data del 7 marzo non era casuale.
Le ragazze avevano chiesto di poter lavorare in un gruppo non troppo numeroso e alla fine si sono trovate 13 uomini dai 25 ai ... 65 - all'ultimo si e' infatti
aggiunto un ex professore in pensione che ha chiesto di partecipare perche'
fa parte di un gruppo che lavora sugli archetipi del femminile e del
maschile.
I risultati sono stati al di sopra delle aspettative; erano uomini che avevano deciso comunque di mettersi in gioco e
lo hanno fatto davvero.
Uomini della Val Camonica, capite?
E' come una piccola speranza.
Io non c'ero perchè passeggiavo nei campi ( discese ardite e risalite) ma sapevo un pò come si svolgeva il laboratorio. Sapevo che, verso la fine c'era una domanda delicata:
-ti ricordi quando ti hanno detto: - questa cosa non si fa perche' e' da
femmina.
La maggioranza ha risposto
*piangere* e in subordine: giocare con le bambine.
Uno ha confessato di aver ricominciato a piangere da pochi mesi.
Ancora una volta possiamo toccare con mano cosa significa violenza di genere
e il fatto che le vittime non siano sempre solo le bambine e le donne.
Quando una persona viene privata della possibilita' di esternare
le proprie emozioni non puo' che risultarne menomata e impoverita.
E' una persona violentata.
In questo periodo ottomarziano, pieno di auguri e di mimose mi viene da pensare se ha senso continuare a interrogarci sulla violenza sulle donne da parte degli uomini se non la accompagniamo a una riflessione seria sul fatto che un' '*educazione*
fondata sulla repressione di emozioni ed empatia non puo' che portare a
certi esiti?
All'work shop è seguita la presentazione del libro
Donne maltrattate di fronte alle istituzioni "
Era presente l'autrice Daniela Danna ( un'altra lesbica lungo la valle ) e poi c'è
stata la proiezione del documentario " Il corpo delle donne ".
Tante persone, veramente ammirevoli per lo sforzo e per la sferzata di
modernità che ci sembrava di essere a Bologna, per i temi trattati e per la
partecipazione.
Il tutto nei locali della scuola media ma mi sembrava di essere
all'Università.
L'associazione si chiama Angolazioni.
Al dibattito sul libro c'erano persone di tutte le età ; persone semplici, montanari ecco.
Ma che brave persone ancora in Italia.
lunedì, febbraio 22, 2010
se tu fossi qui
E se tu mi parlassi ancora io avrei potuto raccontartelo.
E la magia di Mantova coi ragazzi e quella delle loro risate sulla mia ultima avventura amorosa davanti ad una cioccolata calda, come se tutto fosse possibile e lo è.
Se tu fossi qui avresti potuto godere del vento e della magia del mercato.
E del loro abbigliamento e dei loro occhiali.
Ma se tu mi parlassi io avrei potuto descriverteli e avrei reso, perfettamente, l'idea.
E mi sono ricordata quella volta che non c'eri con me mentre giravo
per le stanze del Palazzo Te ma non sono riuscita a ricordarmi
se mi eri accanto ad una visita al Palazzo Ducale.
Ricordo solo che ho copiato dal muro, in un foglio di carta trovato per caso, parole per te.
Se tu mi parlassi ancora avrei potuto chiedertelo se c'eri o no con me
o se era quella o un'altra volta ancora quella che non mi ricordo.
Se tu fossi qui avresti potuto sentirlo raccontare di come si è specializzato in De Andrè e altri ancora e meravigliarti con me che ciò possa accadere.
De Andrè avrebbe compiuto 70 anni e loro sono così giovani.
Se tu mi parlassi ancora io avrei potuto raccontarti di come mi sembra magico che
i tre ragazzi conoscano quasi tutto il suo repertorio.
Ma anche Fossati ed altri che non immagini.
Tributi li chiamano.
Avrei voluto tanto vederlo in quello ai Rolling Stones.
Lo immagino più rocker che poeta immortale.
E con lui abbiamo parlato di quella sera in cui suonava in quel lido alla cena dei motociclisti con
coca panino e salame compresi nel prezzo.
Lui si è ricordato di te e del tuo disagio.
Se tu fossi qui avremmo potuto esorcizzarlo.
Se tu fossi qui avresti riso e ti saresti ricordata.
E se tu mi parlassi ancora avremmo commentato sulla sabbia nelle scarpe
e sul suo repertorio. Ma tu non ci sei e non mi parli.
Evaporato in una nuvola rossa
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo"
lunedì, febbraio 01, 2010
dimmi almeno " buona fortuna"
E si è presentata li, alla cena, con un vestito elegante, mi pare il gilet fosse Mariella Burani," sono venuta per te" e le professoresse di Italiano, di questi tempi, con una bozza di libro da correggere, e la spinta per finirlo, non va trascurata, e.
E il cielo oggi, al ritorno sembrava fatto col pennello e mi sono sentita nuovamente
" on the road" quella che va a vedere se.
Se una donna così piccola che mi dice di possedere una moto così grossa nasconde qualche sorpresa nel cilindro, come quei conigli ai quali ero così abituata ma coi quali non voglio mai più avere a che fare anche se è stato appena approvato un emendamento per estendere la caccia tutto l'anno. Vergogna, gentili signore e gentili signori.
E, a proposito di altro tipo di caccia e di altre prede, mi ha fatto sorridere il fatto che, dopo tanto aver parlato di frecce e di bersagli, vado a conoscere una signora dal nome Diana.
A volte, i casi.
E, fra tutti i " voglio" che le ho elencato, c'era quello di andare al cinema. Cose semplici come una fetta di pane e un bicchiere d'acqua e, al cinema, fra tante altre cose fatte, ci siamo anche andate.
Come quando volere è potere.
E ho potuto vedere quel single man di cui abbiamo parlato tanto e la mia visione resta quella che era. Un lutto negato fa ancora più male.
Erano gli anni sessanta e l'invisibilità totale era obbligo.
Che poi, tornando, sotto quel cielo arancione come quell'aquilone che ero quando volavo, sono passata davanti all'autogrill dove con quell'altra ci siamo fermate, sembra un secolo fa, a parlare del maschile e del femminile e di tutte le mie minchiate, visto che poi mi sono innamorata della sua ex, come dire, non tutto è matematica.
Qualche volta è anche Storia.
Adesso che ho i piedi per terra e tutto mi sembra impossibile, riesco ancora a mettermi in macchina. E a provare ad immaginare come sarà.
E poi quell'altro autogrill, prima di quella gita al lago, dove , davanti ad un caffè e sotto un sole invernale, ricordo che era appena passato Natale e che tutto sembrava possibile, però, poi, non lo è stato.
E in macchina, in un viaggio di ritorno, sotto un cielo così, come a dirmi che Dio esiste davvero, altro non si può fare che pensare.
Riempire la macchina di tutti i ricordi, sistemarli sui sedili e andare, andare, andare...c'è sempre come una magia nel tornare sane e salve a casa
che poi, c'è quella canzone li, e quell'altra, come faceva quella di Britti ? quella che diceva " dimmi almeno buona fortuna", come faceva? E sintonizzo la radio che graffia perchè è così che capita se non hai il cd giusto in autostrada e ti affidi alla radio che, magari parlano e fanno addormentare i ricordi che fanno troppo casino sui sedili posteriori, e mi parte proprio Britti, e pioveva pure ma era neve sciolta, che quella vera, c'era già stata.
mercoledì, gennaio 27, 2010
Lesbiche durante il nazismo: scomparire o morire

Articolo di Edna Costello tratto da 360.ch del 1 ottobre 2004, liberamente tradotto da
Lavinia Capogna
Ben pochi storici si sono interessati alla sorte riservata alle lesbiche durante il Terzo Reich in Germania (1933-1945). Arresti, "terapie" per la prostituzione, tale era la loro sorte durante il regime nazista.
L'Europa festeggia l’ anniversario dalla Liberazione dalla dittatura nazista. Per l'occasione sono state pubblicate nuove opere su quel periodo storico, nuove analisi, nuove biografie.
Tuttavia un aspetto del regime nazista resta ancora oscuro, una pagina di storia sul Terzo Reich non è stata ancora letta. Che cosa sappiamo della vita delle lesbiche durante il Terzo Reich? Praticamente nulla.
La sorte delle lesbiche ha interessato raramente gli storici. Si è detto spesso che loro non avrebbero sofferto. E' stupefacente quando invece si sa che l'ideologia nazista considerava l'omosessualità come una tara e che ogni donna che non rispettava il suo ruolo di donna e di madre per perpetuare la razza pura attirava dei sospetti.
Rendere conto della persecuzione delle lesbiche in assenza di documenti concreti, di lettere, di testimonianze resta una sfida per gli storici. Quasi l'unica ad interessarsi a questo aspetto della storia è una ricercatrice tedesca Claudia Schoppmann in cui leggiamo preziose informazioni date per la prima volta.
Claudia Schoppmann si rivolge alle testimonianze per restituire un'immagine della storia collettiva delle lesbiche che altrimenti rischia di perdersi. Uno dei suoi saggi, Zeit der Maskierung:Lebengeschichten Lesbicher Frauen im Dritten Reich(Il tempo del mascheramento:storie di vita delle donne lesbiche nel Terzo Reich_purtroppo il libro scritto in tedesco e tradotto in inglese è ancora inedito in Italia ndt).
Il saggio ricostruisce la storia della repressione di lesbiche tedesche sotto il giogo nazista. In queste testimonianze si ritrova anche l'ambiente effervescente ed euforico della Berlino degli anni Venti(dal 1919 al 1932 vi fu un governo repubblicano socialdemocratico denominato Repubblica di Weimar ndt)
La città aveva un gran numero di caffè, di clubs, associazioni, negozi per lesbiche. Questo slancio e dinamismo si scontravano con virulenti attacchi lesbofobici. Dal 1909 il governo tentava di includere le donne nel famoso Paragrafo 175 che condannava l'omosessualità maschile.
Più tardi, per molti anni, dei giuristi, dei criminologi, dei teorici del partito nazista fecero ancora pressioni perché l'omosessualità femminile entrasse nel Paragrafo 175. Per loro è "una minaccia alla purezza della razza "e un modo di "sottrarre le donne agli uomini e all'istituzione del matrimonio".
Il lesbismo non entrerà mai nel Paragrafo 175 per varie ragioni: nella società tedesca le donne erano escluse dalle cariche politiche e amministrative importanti e quindi la loro influenza è poco temuta.
In più secondo conclusioni mediche di fine 1800 l'omosessualità femminile non sarebbe in contrasto con il desiderio di sposarsi e avere una famiglia. Questa teoria rafforza l'ideologia nazista che preferisce credere che l'omosessualità si curi.
La tesi dell'omosessualità innata diffusa in Germania potrebbe invece mettere in cattiva luce il concetto di "razza di amante pura". Infine le relazioni intime tra donne sono troppo frequenti, troppo difficili da identificare. Il modo migliore di "non incoraggiare la diffusione dell'epidemia" tra le donne è dunque tacere del lesbismo.
Così le donne sfuggono alle gravi condanne inflitte agli uomini omosessuali: 50.000 di loro sono stati condannati secondo il Paragrafo 175 . Tra loro 15.000 sono stati internati nei campi di concentramento e 10.000 non sono più tornati.
Al contrario il silenzio sulle lesbiche non consente di valutare la portata della loro persecuzione, spesso nascosta, nè di avere dei dati.
L'arrivo al potere di Hitler nel 1933 colpisce pienamente la comunità lesbica. Le retate nei caffè lesbici sono così frequenti che tutto si blocca rapidamente. A Berlino solo le sale interne di due o tre caffè aprirono clandestinamente.
La stampa lesbica è proibita, le associazioni disciolte e una testimonianza prova che i nazisti redigono liste di lesbiche. Numerose testimonianze raccolte da Claudia Schoppmann dimostrano che le lesbiche vivevano nella paura di essere denunciate.
Temono anche a giusto titolo i licenziamenti perché le lesbiche sono denunciate quando sono "scoperte" sul loro luogo di lavoro. La maggior parte delle donne intervistate raccontano che al fine di passare inosservate cambiarono la loro apparenza e adottarono un aspetto femminile corrispondente ai canoni nazisti.
La pressione sociale sulle lesbiche era così forte che molte si sposarono. L'unico modo di non essere perseguitata come lesbica è di rientrare nei ranghi e di non esserlo più. Si sa tuttavia che numerose lesbiche sono arrestate e mandate in campi di concentramento.
In "Zeit der Maskierung" si trova il racconto di Lotte Hahm, una delle più note lesbiche berlinesi, arrestata prima della guerra (la Seconda guerra mondiale scoppiò il 1 settembre 1939 quando la Germania iniziò ad invadere la Polonia ndt) e venne mandata in un campo di lavoro per anni per la sua attività, tra cui la gestione di clubs ed associazioni lesbiche.
La presenza di prigioni riservate alle lesbiche è provata in alcuni campi, come a Butzow dove le lesbiche erano maltrattate ed umiliate. Le SS incitavano i prigionieri del campo a violentarle.
Nel campo femminile di Ravensbruck le lesbiche portavano un triangolo rosa con la sigla LL cioè Lesbische Liebe (amore lesbico). Ma più spesso le lesbiche portavano il triangolo rosso di "asociali".
Questo termine era per tutti coloro che non si adattavano alle norme. Comprendeva senza tetto, i disoccupati, le prostitute, gli omosessuali, gli zingari.
Sulla prostituzione Claudia Schoppmann riporta la testimonianza di un gay, Erich H., che aveva incontrato Elsa (di lei si conosce solo il nome)in un campo. Elsa lavorava a Posdam come cameriera e conviveva con la sua compagna.
Era stata arrestata perché lesbica ma era stata schedata come asociale a Ravensbruck. In seguito era stata deportata nel campo di Flossenburg dove la maggior parte dei prigionieri erano degli uomini "asociali" o "criminali" .
E' nel bordello del campo che Erich e Elsa si rincontrano nel 1943. I bordelli erano stati costruiti dal 1942 in alcuni campi di concentramento.
Ci si vedeva un modo di aumentare l'efficienza dei lavoratori forzati nell'industria degli armamenti. Secondo Claudia Schoppmann Himmler considerava i bordelli come un modo per combattere l'omosessualità maschile.
Moltissimi prigionieri erano costretti ad entrare nei bordelli dei campi. Secondo Erich "ai nazisti piaceva particolarmente far lavorare le lesbiche nei bordelli. Pensavano che questo le avrebbe rimesse sulla retta via".
Si pensa che Elsa dopo aver passato alcuni mesi nel bordello di Flossenburg sia stata deportata in un campo di sterminio (Auschwitz)e che lì sia morta. Era effettivamente la sorte riservata dopo sei mesi alle donne che erano state mandate nei bordelli.
Le lesbiche se avevano la sfortuna di essere ebree erano chiaramente più minacciate. Claudia Schoppmann rievoca nel suo libro i casi di Henny Schermann internata nel marzo del 1940 e di Mary Punjer internata nell'ottobre del 1940, tutte e due a Ravensbruck.
Sono selezionate dal nazista Friedrich Mennecke che le dichiara "indegne di vivere", come altri decine di migliaia di "pazienti". Sulla "diagnosi" di Henny Schermann si legge "lesbica compulsiva, frequenta solo questo genere di caffè e circoli. Non usa il suo nome Sara. Ebrea senza patria" (dal 1941 tutti i tedeschi ebrei erano stati privati della loro nazionalità ndt).
Quanto a Mary Punjar, secondo lui, era una "lesbica molto attiva. Frequenta senza sosta i club e si esibisce con le sue simili". Henny e Mary sono state uccise nella camere a gas all'inizio del 1942.
Quante lesbiche come loro sono state sterminate durante il Terzo Reich? Quante sono state violentate, quante hanno dovuto nascondersi perché erano lesbiche? La lesbofobia, che non è una prerogativa del Terzo Reich, rende oggi ogni valutazione impossibile.
Tuttavia sarebbe pericoloso minimizzare la persecuzione delle lesbiche sotto il pretesto che questa sia stata cancellata dai torturatori e dalla storia.
A quando altre opere così importanti come quella di Claudia Schoppmann?
Sullo sterminio dei gay in italiano sono stati pubblicati i libri: Massimo Consoli, Homocaust, edizioni Kaos; Heinz Heger, Gli uomini con il triangolo rosa, edizioni Sonda; Martin Scherman, Nazismo, fascismo e omosessualità ed. Gruppo Abele; mentre i registi Rob Epstein e Jeffrey Friedmann hanno realizzato l'importante documentario "Paragraph 175").
lunedì, gennaio 25, 2010
Ultimo Consiglio Comunale

Uno dei punti all'ordine del giorno la tanto pretesa da noi ( opposizione ), anche attraverso volantini, scelta del presidente del consiglio comunale.
Allora abbiamo espresso il nostro parere favorevole sulla persona scelta ma il nostro rammarico per le consigliere donne ( le loro ) che non hanno uno che sia uno di posto di responsabilità. E poi si doveva votare e sarebbe stato giusto che votassimo il consigliere scelto da loro.
Quando, per fare la scrutatrice, hanno fatto alzare una delle loro tre ragazze, io non ho potuto fare a meno di commentare " per quello si è sempre buone...è come fare le veline".
Ci è stato risposto che le ragazze aiutano molto i consiglieri e gli assessori lavorando nell'ombra e che il mandato è lungo e qualcosa per loro, prima o poi, ci sarà.
Allora, siccome il voto era segreto, ( ma anche se non lo fosse) io ho votato una di loro, ( che mi sembra in gamba ) invece del candidato scelto dalla maggioranza e credo che, qualche altro abbia fatto il franco tiratore, perchè solo per un voto non abbiamo dovuto rifare tutto.
Poi ecco, su un altro punto all'ordine del giorno, che sembrava innocuo e noioso ho anche litigato. Per la prima volta, si è sentita la mia mezza ( ormai ) corda vocale.
Il punto era quello dello spostamento del mercato comunale da dove sta a 100 metri più giù, che, a volte mi dico, ma a me? Cosa me ne importa ?
Solo che, nell'esposizione dei motivi dello spostamento,l'assessore dice che si intende anche lasciare libere delle piazzole per eventuali produttori del luogo e hanno anche usato il termine " km 0" che qui è un paesino di 15 000 anime e pochissimi fanno i coltivatori diretti, per lo più allevano mucche e maiali con l'aiuto della numerosa comunità indiana, che se non ci fossero loro vorrei vedere chi ecco, in modo da non lasciarle occupare dai soliti venditori di arance
quei " siciliani" che stanno sempre ai bordi delle strade statali.
Epperò!
Allora ho chiesto di ritornare su quel passaggio, ho chiesto se ci fossero richieste da parte dei produttori autoctoni , e ho visto che non hanno capito il termine ma afferrato il concetto, e se gli eventuali ambulanti siciliani avrebbero occupato abusivamente o avrebbero dovuto pagare il suolo come tutti gli altri.
Chiaro che avrebbero pagato.
E chiaro anche che non c'erano domande dai produttori locali ma che avrebbero stabilito un chilometraggio per il merito. Ma si può?
E mi è stato detto che la clausola era per non avere rogne come il paesino qui vicino dove hanno un macellaio musulmano al mercato e gli altri venditori si stanno ribellando.
Allora ho chiesto se era sua intenzione creare una specie di graduatoria per le piazzole ma non ha capito l'ironia e mi ha chiarito che magari succede che le piazzole restino per mesi non occupate e, comunque poi, capita lo stesso di vedere i mercati invasi da formagelle sarde e torroni siciliani.
E che non dovevo preoccuparmi.
Niente niente...è che tornando a casa, a piedi, nel freddo e nel gelo come una gesùbambina, pensavo alle differenze.
domenica, gennaio 17, 2010
cosa vuoi più dalla vita?

lunedì, gennaio 11, 2010
Manuel e Francesco

Da noi? Da questa bella Itaglietta?
Tutto tace!
che due ragazzi di Savona cercano di infrangere dal 4 gennaio con uno sciopero della fame iniziato davanti a Montecitorio e che ora continua dalla loro casa con una web cam accesa 24 ore su 24.
Chissà se riusciamo a fare della rete, che ha saputo raccogliere e concretizzare la rabbia di un milione di persone, il popolo viola, nel NO B-DAY, uno strumento che valga da stimolo e strumento di protesta collettiva.
C'è
Hanno deciso di convocare un un sit-in circolare in "stile americano" davanti alla sede
del Parlamento per la sera del 12 gennaio 2010 alle ore 21:00
Sarà una manifestazione pacifica con bandiere e ombrelli rainbow e cartelli
a sostegno dei due ragazzi e del loro atto di protesta non violento.
Io mi chiedo solo quanto manca ancora perchè non si debba arrivare a tanto per dei sacrosanti diritti?

martedì, gennaio 05, 2010
Sulle eredità

Ed infatti. Che quella volta che ho scolato la pasta e ho sentito un urlo animalesco, lei che si è avvicinata come se io stessi creando chissà quale disastro nucleare con quel quotidiano gesto, urlando:
" apri il rubinettoooo apri il rubinettoooo"
ed io pensavo lo dovessi aprire sulla pasta per fermare la cottura ed invece no.
Invece , no.
Con un salto scattante e uno sguardo di disapprovazione, ha allungato la mano,spingendomi con il braccio e ha aperto il rubinetto dell'acqua fredda.
Fredda ! mi raccomando.
L'acqua, fredda doveva andare , in contemporanea all'acqua bollente dello scolapasta,nel lavandino, ardua impresa ma non impossibile, perchè, altrimenti, i tubi dell'acqua
( i tubi dell'acqua???!??) si potevano rompere, che gliel'aveva detto mammà e se lo diceva mammà, non importava si trattasse di qualche leggenda metropolitana nazional popolarissima, si doveva applicare alla lettera, come se mammà fosse li a vederci commettere l'errore fatale che avrebbe fatto esplodere tutte le mattonelle della cucina e poi i mobili giù nell'appartamento di sotto, e quattro morti e chissà quanti feriti e quanti soldi da sborsare.
Oh !
Questa eredità non è durata molto perchè l'ho sperperata dopo la sua dipartita ma, la sorpresa,è stata vedere che la ex della mia ex aveva lasciato in eredità alla sua fidanzata la stessa dipendenza.
Ci siamo trovate una sera in un bar a parlare dell'inutilità di alcuni lasciti ereditari.
Potenza di mammà...che fa fare cose non tanto intelligenti a ben quattro donne adulte e , sembra, sicure di sè.
Il Dek no.
Il Dek è un'eredità che ancora dura perchè prima di lei, al decaffeinato meglio la morte ! e, magari l'ho data questa eredità a qualche altra persona che adesso, quando lo beve pensa che è uguale uguale al caffè normale e si ricorda di me.
O non si ricorda, dipende.
Un'altra eredità è lo spazzolino per i denti nella doccia.
Non è doccia se non ti lavi i denti sotto.
Mentre la fai. La doccia.
Non lo provate mai ! E' una droga e crea dipendenza.
Una volta l'ho detto a mio figlio quello grande:
" Prova, prova"
e da allora non è più uscito dal tunnel.
Ma il bello è che lui l'ha consigliato alla sua fidanzata e, quindi e per cui, chissà in quanti siamo a godere di questa eredità.
Io lascio in eredità l'arte della carta forno. I vari modi di usarla, la praticità e qualche ricetta ( sempre con la carta forno). Carta a forno nella padella e padella sul fuoco.
Ma non è tutta carta del mio sacco. E' l'eredità di una collega che ha vissuto con me per un anno quando i tempi erano altri ma non per questo migliori.
Lascio anche qualche canzone brasiliana imparata a memoria perchè troppo belle per non farlo.
Chi la eredita magari la canta a qualche altra, sul divano, in una sera piovosa e piena di noia.
Magari a quell'altra le piace e la impara a memoria che , forse, sa anche suonare la chitarra. Chissa', poi, a chi la lascerà la mia eredità.
Giriamo nei loro letti e nelle loro vite e loro qui intorno, nelle nostre cose e nelle nostre abitudini,come delle eredità che ci lasciano e che lasciamo.
Ma alcune le abbandoniamo per strada, e allora mi chiedo cos'è?
Cos'è che ci fa dimenticare di alcune cose, tenere altre, e, addirittura,passarle ?
Chissà se si ricordano di noi, quando consumano quello che abbiamo lasciato ?
Le eredità che abbiamo non solo ricevuto ma anche dato.
Roba nostra era. Chissà che giri stanno facendo?
Io mi ricordo di chi sono e da dove arrivano, le eredità che ho scelto di accettare.
Mi sembra una forma di rispetto.
Per non dimenticare, ecco.
giovedì, dicembre 31, 2009
Una Arizona per ogni Callie e viceversa
...la sessualità di Callie è una terra di nessuno ma la vediamo invaghirsi della dottoressa Arizona Robbins, primaria di chirurgia pediatrica che, a sua volta è innamorata di lei.
Questa volta si tratta di una esperienza con un lesbica sicura di sé, come lo è Arizona che scopre Callie a piangere nel bagno di un pub, le si avvicina per rassicurarla ed infine la bacia e la loro storia va avanti nonostante la Robbins non si aspettassi che Callie avesse scoperto da poco la sua omosessualità.
Come spesso accade nel mondo omosessuale,la forza di un amore può essere la spinta per affrontare la visibilità e il coming out con i propri genitori.
Callie, che, ormai, non ha problemi a raccontarlo a se stessa e ai propri amici ( viene da un'altra storia con una donna e ha già la sua bell'età e delle idee un pò più chiare ecco) deve però affrontare un difficile braccio di ferro con il padre, un uomo dai
“sani principi morali”, conservatore e molto religioso.
Quando il padre di Callie, Mr. Torres (Hector Elizondo),viene a sapere dell’omosessualità della figlia, cerca in tutti i modi di convincerla a tornare a Miami. Il padre della dottoressa, preoccupato della situazione sentimentale della donna, pensa che farla tornare a casa con i genitori potrebbe esserle di aiuto per ritrovare se stessa (e la sua eterosessualità, ) e tornare a essere felice come un tempo ma Callie si dichiara soddisfatta della sua vita e soprattutto delle sue scelte sentimentali.
Dopo una lite, il padre di Callie decide di diseredarla e tagliarle tutti i fondi e
Callie si trova costretta a lavorare quante più ore possibile in pronto soccorso per guadagnare qualcosa in più.
Proprio questa improvvisa mancanza di soldi di Callie è stata una delle prime problematiche da affrontare, con Arizona, ma è stata risolta velocemente e con tenerezza quando Callie si è decisa a dire cosa c’era che veramente non andava.
La loro storia d’amore dovrà sopportare il ritorno del padre della Dott.ssa Torres a Seattle,determinato a voler ricucire i rapporti con la figlia, dopo averle tagliato i fondi e averla disconosciuta nella scorsa stagione, avendo appreso della sua storia omosessuale.
Nel tentativo di fare ammenda con Callie porterà con sè nientemeno che un prete, credendo che un aiuto “ dall’alto” possa raddrizzare la situazione.
Il signor Torres che riappare per convincere la figlia a tornare a frequentare gli uomini e vorrebbe farlo con l’aiuto del prete rimanendo però fermo sulle sue posizioni mentre inizia a citare dei passi della Bibbia,è, senza dubbio, il colpo di scena del 5° episodio della 6^serie.
La situazione che dovrebbe sembrare drammatica fa quasi sorridere per la modalità in cui succede.
Callie, risponde al padre con altri passi della Bibbia ma, ad un certo punto dice :
“ You can’t pray away the gay!”
prima rispondendo a lui ma dopo, urlandolo, in modo direi liberatorio, come se lo urlasse a se stessa e al mondo, mentre si trova già nel corridoio, creando così lo stupore negli altri membri dello staff dell’ospedale.
Arizona la trova piangente e disperata e, quando Callie si lamenta della reazione del padre, Arizona le spiega che gli deve dare tempo, che per lui è una novità, mentre quando ha presentato la sua prima fidanzata alla sua famiglia, loro erano già preparati perché lei, già da adolescente, aveva lasciato loro dei segnali sulla sua omosessualità, preparandoli.
Sarà il suo intervento, con un discorso al signor Torres a far riavvicinare il padre alla figlia.
Arizona, con molta dolcezza e senza rancore, ricorda al signor Torres che l’importante non è “chi” frequenta sua figlia, ma se è ancora la ragazza che lui conosceva, se ha ancora gli stessi principi e gli stessi valori.
Gli racconta del suo coming out con suo padre, un generale dell’esercito americano e gli conferma il suo amore per sua figlia.
Rassicurato da questo discorso il signor Torres riabbraccia la figlia e le chiede che, almeno, si sposi e gli dia dei nipoti.
Callie gli da delle speranze dicendo che si potrà fare quando sarà il momento giusto.
Per la serie, l’America non è l’Italia ecco.
Magari andassero così tutti i nostri coming out !
Il padre, alla fine di questo incontro molto commovente, la stringe più forte e le dice, sorridendo, che spera solo che lei ( Arizona) non sia vegetariana. Perché lui non avrebbe potuto sopportare anche questo.
Ecco...sto lavorando su un articolo su questa storia e mi sono sentita molto un'Arizona senza Callie, in questo paese così difficile ancora per le Callie ( ma anche per le Arizona ) e mi auguro, per questo nuovo anno che ogni Callie trovi la sua Arizona e che ogni Arizona trovi la sua Callie.
E che l'amore, come dire? Trionfi !
mercoledì, dicembre 23, 2009
Eppure è arrivato

Qui che aspetto i brasiliani che la turbina si è rotta e sono tornati indietro ma si sono guadagnati una notte e un giorno in un albergo a 5 stelle e un viaggio in classe executive e mi arrivano da Francoforte e non più da Monaco un giorno dopo ed io, se fosse stato ieri non sarei potuta andare a prenderli ma la neve va meglio e, quindi, vado.
Mi sono guadagnata un'andata a Malpensa.
Mi sembra il minimo ai due adorabili.
E sono andata a comprare le catene, non si sa mai, ed erano finite tutte e le catene, si sa, è bene che finiscano ma non quando c'è tutta questa neve in giro ed io devo affrontare un viaggio.
Vado senza catene . Tanto, sono abituata.
Se nevica, abbandono la barca e chi si è visto si è visto.
Intanto vi bacio e vi penso laddove non so com'è ma m'immagino.
Qui va tutto bene.
Ieri a scuola c'era un bel Babbo Natale con renna slitta e tutto. Anche la neve nevava.
Ci sono affondata di mattina presto verso la scuola a controllare che tutto funzionasse.
Va tutto bene.
Così spero anche a voi.
Il braccio ancora ha bisogno di rieducazione ma vedere la bidella Ester allacciarmi gli scarponi con tutto l'amore di questo mondo, quasi quasi, mi fa avere quel pò di pazienza che manca.
Io vado.
Poi torno
Buon Natale ragazzacce e ragazzacci.
martedì, dicembre 15, 2009
qualcosa brucia ancora
che quella fa solo FUMO !
Vado a cena dalle amiche, spendo si, spendo...ho comprato anche i dolcini.
Vi lascio questa canzone che ho ascoltato alla radio tornando dal dottore del braccio che mi ha proposto un altro ciclo, altri soldi. Allora tanto vale comprare i dolcini.
Va tutto bene.
martedì, dicembre 08, 2009
andando per mostre

i sono ricordata tante cose.



